Dalla stagione estiva 2025, tra le Dolomiti della Val Gardena sono all’opera dei custodi ambientali: quattro Dolomites Rangers, scesi in campo  con l’incarico di garantire la protezione dell’unicità naturale della vallata ladina. Le loro mansioni hanno riguardato la sensibilizzazione, l’informazione sulle norme di comportamento, i consigli di sicurezza per escursionisti e ciclisti, oltre ad altre informazioni generali sui sentieri, sulle previsioni meteorologiche e su altri temi rilevanti.

Dolomites Ranger in Val GardenaDolomites Ranger in Val Gardena – foto Val Gardena Marketing

Al termine di questo lungo periodo di vacanze estive  in Val Gardena, abbiamo raggiunto per un’intervista Christina Demetz, PR & Communication Manager di Val Gardena Gröden Marketing, per stilare insieme un primo bilancio di questa iniziativa.

Dall’estate 2025 in Val Gardena sono operativi quattro Dolomites Ranger. Quando e perchè è nata questa iniziativa?
“Nell’estate 2024, abbiamo notato un aumento degli ospiti provenienti da Paesi extraeuropei, molti dei quali non erano a conoscenza delle regole di comportamento; in diversi casi i visitatori non sapevano nemmeno dove si trovavano esattamente, per non parlare della nostra cultura di alpeggio e tradizione contadina, a loro completamente sconosciuta. Da qui è nata l’idea di introdurre dei ranger, a partire dall’estate del 2025.
In realtà, un ranger che operava sui Passi Sella e Gardena era già attivo nel corso delle ultime due estati, quindi avevamo già maturato una certa esperienza”.

Al momento si tratta di un progetta pilota, ma è destinato a essere replicato o potenzialmente a divenire permanente?
“Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti quest’anno, anche e soprattutto grazie all’impegno dei nostri quattro ranger. Sicuramente continueremo con questo progetto anche nella prossima estate”.

Chiara, Dolomites Ranger in Val Gardena – foto Val Gardena Marketing

Qual è o meglio quali sono i ruoli principali dei Ranger?
I Ranger sono dei guardiani della natura. E pertanto si dedicano alla preservazione dell’unicità paesaggistica. Sensibilizzano escursionisti, ciclisti ed esploratori, indirizzandoli ad un comportamento rispettoso nei confronti del sensibile paesaggio e degli alpeggi delle Dolomiti in Val Gardena. Che si tratti di norme di comportamento, consigli di sicurezza, percorsi escursionistici o previsioni meteorologiche, i Ranger sono sempre ben informati e a disposizione. Sono inoltre responsabili di controllare il campeggio non autorizzato.
I Dolomites Ranger collaborano strettamente con la Polizia Municipale, il Corpo Forestale e il gruppo di soccorso alpino Judacrëp Gherdëina”.

In quali aree della Val Gardena hanno e stanno operando in questa prima stagione?
“Un Ranger è sempre attivo sui Passi Dolomitici. Un altro Ranger è fisso al Seceda, posto divenuto molto frequentato da turisti giornalieri che vogliono scattare delle fotografie. Poi a turni il servizio serale in diversi posti frequentati da campeggiatori selvaggi e ovviamente anche in altri posti dove pervenivano delle segnalazioni”.

Queste nuove figure – che potremmo considerare un mix tra guide, educatori e guardia parco -, come sono state percepite dal pubblico di visitatori delle Dolomiti gardenesi durante l’estate 2025?
“I ranger sono stati apprezzati da moltissimi ospiti. In particolare, i visitatori americani conoscevano già questa figura dai loro parchi nazionali e spesso hanno scattato anche foto insieme a loro. La presenza dei ranger è stata molto gradita anche come punto di riferimento per informazioni, assistenza e indicazioni sui sentieri.
Meno popolari, invece, sono risultati presso coloro che avevano intenzione di far volare droni (non consentiti all’interno del Parco Naturale Puez-Odle) o di pernottare in tenda in aree non consentite. Ma proprio questo era esattamente il compito dei ranger”.

Val Gardena AcitveCamminare in Val Gardena – foto Val Gardena Marketing

Siamo ormai al termine della stagione estiva: è possibile stilare un primo bilancio dell’operato dei Rangers?
“Il bilancio è molto positivo. Mediante un report giornaliero ora abbiamo a disposizione molte serie di dati precisi relative ai luoghi e ai sentieri dove dover intervenire con maggiore frequenza e nei quali occorre allestire una segnalazione migliore”.

Sulle montagne delle Alpi, l’estate 2025 ha messo in evidenza alcune situazioni di overtourism, talvolta mal comunicate e ingrandite dalle piattaforme social. Pensiamo alle immagini che sono diventate virali, relative alle code per risalire all’area del Seceda. Dal vostro punto di vista sussiste un reale problema di eccessivo stress di alcuni punti, diciamo hot spot, in Val Gardena?
“Innanzitutto è importante distinguere il turista in due categorie: il turista vacanziero, che trascorre diversi giorni in Val Gardena per esplorare la zona, e il turista “Instagram”, che arriva per un brevissimo periodo con l’obiettivo di scattare rapidamente alcune foto ricordo per poi spostarsi subito verso la prossima meta di tendenza. L’hotspot più famoso in Val Gardena è il Seceda. I video sulle code sono stati girati il 22 luglio; nel corso dell’intera estate questo è stato l’unico giorno in cui si è verificata una simile situazione, a causa di un problema tecnico alla seconda cabinovia che ha innescato, all’altezza della stazione intermedia, la formazione  di lunghe file di persone.
Questi video sono stati però riproposti più volte durante l’estate come esempio di overtourism, dando l’impressione che ovunque ci fosse un sovraffollamento. In realtà, in tutte le altre località – e persino appena sotto la Seceda – la frequentazione è sempre stata del tutto normale”.

Il turismo mordi e fuggi e l’accesso alle medie e alte quote della montagna alpina, da parte di persone poco abituate a frequentare questo tipo di ambienti, – che probabilmente hanno cominciato a conoscere le Alpi, o  meglio a vederle, tramite i social – apre un più ampio dibattito sulla necessità di informare ed educare un nuovo di tipo di pubblico, al fine favorire una fruizione sostenibile delle aree montane. Indubbiamente siamo dinanzi a una società che cambia molto velocemente, dalla quale scaturiscono nuovi e per certi versi inattesi fenomeni. In Val Gardena quale riflessione è in corso su queste tematiche?
“La nostra strategia rimane quella di promuovere la Val Gardena come destinazione di vacanza, dunque per soggiorni più lunghi. Il turismo da hotspot si sviluppa parallelamente, senza il nostro influsso. Possiamo solo cercare di contrastarlo continuando a valorizzare le numerose possibilità di svago, le tante escursioni giornaliere da fare e l’importanza socio-culturale della nostra area montana, perchè la Val Gardena è un’area dolomitica connotata da un grande patrimonio culturale e artistico, sviluppatosi in centinaia di anni. Inoltre, interveniamo come “Digital Rangers” sui canali di influencer, per trasmettere anche in questo contesto il corretto comportamento da mantenere quando si frequenta la natura e per sensibilizzare i visitatori”.

Resta il fatto che l’acceso alla montagna è un diritto aperto a tutti: condividete che i Ranger possano diventare più necessari che mai per gestire, educare e indirizzare, in modo sostenibile, questi nuovi trend e flussi di persopne?
“Si, esatto, condividiamo pienamente questa prospettiva e questi obiettivi e in tal senso l’operato dei Ranger diverrà sempre più utile e prezioso”.

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