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il CAMPANACCIO SIMBOLO (Foto Dino Negri) Aprica, 19 gennaio 2003. La collaborazione tra Comune e APT Aprica, che ha già prodotto nell’ultimo anno buoni risultati quanto a qualità e gradimento delle manifestazioni proposte, è all’origine dell’idea di potenziare la tradizione più bella di Aprica, il Sunà da Mars, classificata come evento di priorità 1 – la massima – dall’APT provinciale. Ne ha parlato Dino Negri qualche sera fa in un incontro coi rappresentanti delle associazioni e di altre realtà operative.

Grande evento evocativo che affonda le sue radici nella notte dei tempi, il Sunà da Mars (letteralmente “suonare di marzo”), appartiene alla sfera tribale della nostra comunità. Essa, pur relativamente piccola, era divisa in quattro contrade, le quali anche in occasione di questa festa per il richiamo dell’erba nuova, a metà tra il religioso e il pagano, enfatizzavano e allo stesso tempo sublimavano i campanilismi interni. Esaltando l’orgoglio d’appartenenza dei quattro gruppi suonatori di campanacci in abiti contadini, la competizione si esauriva nell’esibizione della reciproca potenza acustica. La comunione finale del “mach”, a campanacci finalmente silenti, faceva il resto.

Con alla testa ognuna lo stendardo della propria contrada, le quattro falangi di scampanatori prendevano il via, rispettivamente, dalle fontane di San Pietro, Mavigna, Dosso e Santa Maria, per convergere sulla piazza del Municipio, dove si schieravano, quasi a fronteggiarsi ai lati di un ideale quadrato, in un sempre più assordante fragore di sampógn, ciòchi e bronzi. La richiesta di prosperità alla terra (in un momento dell’inverno in cui nei fienili il foraggio immagazzinato cominciava a scarseggiare) era quindi trasmessa in un certo senso anche alla guida civica del paese, che se ne faceva interprete unendosi ai cortei. Il parroco, dal canto suo, era stato coinvolto già il giorno prima, nella benedizione degli ingredienti necessari a fare il “mach” (farina di mais e saraceno, sale ed acqua, più le salsicce).

Oggi tutto è rimasto come allora.

un momento della manifestazione (Foto Dino Negri) Si sono aggiunti soltanto alcuni gruppi folcloristici provenienti dalla zone alpine limitrofe, che quest’anno saranno particolarmente numerosi e qualificati: Gruppo “Città di Tirano”, Gruppo “La Tradiziun” di Grosio, Gruppo di Gerola, Gruppo di Grano di Vezza d’Oglio e Gruppo “Gent de Paés” di Teglio. Saranno presenti – assieme alla Fisorchestra “G. Verdi” e al Coro “Com’eravamo” di Malonno, al Coro “Monti Verdi” di Tirano e a Germano dei “Gàlber” di Monno – alcuni nelle serate dal 22 al 26 febbraio, altri in quella finale di venerdì 28.

L’altra differenza con il passato è che adesso i cortei si trasferiscono divisi in piazza del Palabione, proprio alla partenza dell’omonima funivia, che è diventata l’erba e il pane dei giorni nostri, per poi proseguire uniti verso la Magnolta. Allo stesso modo, è chiaro che il richiamo dell’erba ha un significato tanto più simbolico quanto più essa è meglio che non cresca, anzi che i prati restino ben coperti dalla neve fino almeno a tutto aprile. Da quest’anno, inoltre, dopo l’arrivo in piazza Palabione, ci sarà l’ulteriore trasferimento presso la Magnolta, al coperto del Palazzetto dello Sport.

A breve Dino Negri, organizzatore storico insieme a Giorgio Corvi del Sunà da Mars, convocherà di nuovo i rappresentanti delle quattro contrade per definire tutti gli aspetti organizzativi, ma anche per un altro motivo: la progressiva disaffezione dei contradaioli – specie i più giovani – alla tradizione e soprattutto alla partecipazione diretta con campanacci alla mano. Un appello in tal senso viene anche dal rappresentante dei commercianti di Aprica, Domenico Cioccarelli, che propone di motivare il maggior numero possibile di persone a partecipare attivamente, in modo che la più grande e suggestiva tradizione di Aprica non muoia, ma anzi cresca, come Negri e Corvi si prefiggono (c’è già almeno un’idea per coinvolgere un numero maggiore di scampanatori). E se le cose andranno come si spera, il Sunà da Mars potrebbe presto diventare un vero e proprio Festival del Folklore Alpino.

Da sabato 22 a venerdì 28 febbraio appuntamento dunque all’Aprica per cinque serate, una più “rumorosa”, emozionante e divertente dell’altra, al termine delle quali l’enorme e bellissimo campanaccio simbolo passerà, come da tradizione, dalla contrada che lo custodisce (Dosso) a quella che lo serberà gelosamente per i prossimi 12 mesi (Santa Maria).



I gruppi partecipanti ed il calendario delle esibizioni