Regione Lombardia, nell’ambito delle iniziative di promozione della montagna lombarda e con il supporto di ERSAF, ha organizzato un corso per Gestore di Rifugi ai sensi della legge regionale 27/2015, in collaborazione con l’Azienda di Promozione e Formazione della Valtellina (AFP Valtellina), Azienda Speciale della Provincia di Sondrio, quale Ente accreditato dalla Regione.

Il rifugio Prabello in Valle Intelvi, foto L.Camocardi DiscoveryAlps.it

Il percorso formativo, svoltosi nel corso del mese di marzo 2026 e aperto a tutti i soggetti interessati a intraprendere l’attività di gestore di rifugi, si è svolto in presenza presso la sede APF Valtellina di Sondrio; ha avuto una durata complessiva di 30 ore e ha previsto un esame finale.

Durante il corso sono stati trattati diversi argomenti, con l’obiettivo di fornire le competenze fondamentali per la gestione di un rifugio alpino. In particolare, il programma ha incluso:

  • gestione e promozione del rifugio
  • gestione del servizio di ristorazione
  • sicurezza e gestione delle emergenze in rifugio
  • vigilanza e manutenzione della struttura

Al termine del percorso formativo, gli allievi che hanno frequentato almeno l’80% delle ore complessive hanno potuto sostenere, come detto, un esame finale, articolato in una prova scritta e una prova orale. Superata la prova, è stato rilasciato un Attestato di competenza regionale.

Un percorso in crescita per favorire la formazione di figure professionali preparate ed eclettiche

L’edizione 2026 del corso per rifugisti di Regione Lombardia ha potuto contare anche su una base dati raccolta nel corso dell’edizione precedente. Grazie a un questionario rivolto ai partecipanti, gli organizzatori del percorso formativo di quest’anno hanno potuto calibrare ancor meglio le attività e i contenuti proposti, cercando di rispondere, in modo sempre più esaustivo alle aspettative dei nuovi aspiranti gestori. In particolare, il questionario 2025 aveva messo in evidenza alcune necessità di fondo, orientate soprattutto agli aspetti più pratici della vita in rifugio, attività che spaziano dalla gestione di un impianto elettrico e idrico, al funzionamento di una cucina, fino ad arrivare alla comunicazione e promozione digitale e alla sicurezza.

La parola ai protagonisti

Donatella Maffina, Coordinatore e Docente – APF Valtellina – Azienda di Promozione e Formazione della Valtellina.

Il corso “Gestore di Rifugi” appena concluso si è svolto nel mese di marzo (17/18/24/25 marzo 2026), con un totale ore pari a 30, un numero di partecipanti di 28 e con il coinvolgimento di 8 docenti (5 esperti di settore e 3 tecnici del soccorso alpino). Questa appena terminata è l’ottava edizione del corso, iniziativa partita a novembre 2020.

I contenuti del corso nei dettagli:

MODULO 1 – COMPETENZA: Gestire e promuovere il rifugio

Conoscenze: Normativa di settore
Abilità:
Applicare tecniche per la stesura di contratti Applicare tecniche per la gestione dei contratti. Applicare tecniche per la gestione dell’impresa nel sistema turistico regionale dei rifugi

Conoscenze: Ambiente alpino e rifugi
Abilità: Applicare tecniche di sensibilizzazione ambientale

Conoscenze: La potenzialità della rete per la promozione dell’attività
Abilità: Applicare tecniche di promozione legate al territorio: cultura alpina, aspetti geologici e antropici

MODULO 2 – COMPETENZA: Gestire il servizio di ristorazione in rifugio

Conoscenze: Principi di base HACCP in alta quota Tecniche di preparazione e conservazione alimenti in alta quota
Abilità: Applicare tecniche di igiene e sicurezza alimentare in alta quota

Conoscenze: Tradizioni enogastronomiche e ricette tipiche del territorio
Abilità: Applicare tecniche di preparazione menù con prodotti e piatti tipici

Conoscenze: Norme e regole per la somministrazione della selvaggina
Abilità: Applicare tecniche di preparazione conservazione e somministrazione di prodotti a km 0 e selvaggina

Conoscenze: Alimenti a km 0
Abilità: Applicare normativa per lo smaltimento dei rifiuti nei rifugi. Applicare tecniche di gestione degli approvvigionamenti nei rifugi

MODULO 3 – COMPETENZA: Gestire la sicurezza e le emergenze in rifugio

Conoscenze: Strumenti per la comunicazione
Abilità: Applicare tecniche per la gestione delle emergenze tipiche dell’alta quota

Conoscenze: Rischi legati al territorio circostante e alla quota Il sistema di soccorso organizzato incluso l’elisoccorso
Abilità: Applicare tecniche per la gestione dei soccorsi attraverso i servizi competenti

Conoscenze: Elementi di base di meteorologia e nivologia Nozioni di primo intervento pronto soccorso
Abilità: Applicare tecniche di lettura ed interpretazione del bollettino niveo-meteorologico

MODULO 4 – COMPETENZA: Gestire le operazioni di vigilanza e manutenzione del rifugio

Conoscenze: Elementi sulla normativa e l’utilizzo delle acque per uso e consumo umano
Abilità: Applicare tecniche per la gestione e disinfezione delle acque destinate al consumo umano in rifugio

Conoscenze: Elementi sulla normativa delle acque reflue
Abilità: Applicare tecniche per la gestione delle acque reflue in zone non servite da fognatura

Conoscenze: Elementi di manutenzione e funzionamento di impianti elettrici e idrici
Abilità: Applicare tecniche per la gestione dei punti di forza e dei punti critici delle strutture alpine. Applicare tecniche per la gestione della manutenzione degli impianti

Conoscenze: Tecniche di manutenzione generale Tipologie di problematiche ambientali in montagna
Abilità: Applicare tecniche per la gestione delle problematiche ambientali segnalandole agli organi competenti

Il corso viene riproposto a cadenza annuale (solitamente sempre nel mese di marzo, ad inizio della stagione primaverile). La provenienza dei corsisti è ampia, da tutta la Regione Lombardia, in particolare dalle province di Sondrio, Brescia, Bergamo, Lecco. In alcune edizioni abbiamo avuto corsisti provenienti dal Trentino, dal Veneto e dall’Abruzzo.

Da rilevare la buona percentuale di presenza femminile e di giovani. Su un totale di 121 corsisti (dalla 1 alla 7 edizione, esclusa questa in corso) 55 erano donne (percentuale di presenza femminile 45.4%). Ad oggi questo corso è l’unico corso disponibile.

Nell’ultima giornata di lezione i partecipanti hanno anche avuto la possibilità di incontrare due rifugisti (gestore del rifugio Zoia e gestore del rifugio Bignami, entrambi ubicati in Valmalenco in provincia di Sondrio) che hanno portato la loro testimonianza e risposto alle domande dei corsisti.

Data esame finale del corso: 22 aprile 2026. Al superamento dell’esame i corsisti ottengono l’attestato di competenza Gestore di rifugi.

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Emanuele e Fabio Bergomi, gestori del Rifugio Zoia, Campo Moro, Lanzada (SO)

1) Quali sono le problematiche principali che un gestore di rifugio vive nel corso della stagione di apertura e in che modo questo corso può aiutare a superarle?
Dal mio punto di vista, ci sono da un lato le problematiche organizzative e dall’altro le problematiche pratiche. Le prime riguardano la gestione del personale, dei clienti, dei fornitori e di tutto ciò che è burocratico e normativo. Si deve cercare il più possibile di programmare queste attività. Il corso permette di conoscere una buona parte di questi aspetti e quindi evitare di farsi trovare impreparati durante la gestione. Le problematiche pratiche sono invece quelle che dobbiamo gestire ogni giorno, la gestione vera e propria (la cucina, le pulizie, le manutenzioni, i carichi ecc.), con tutti gli imprevisti che possono accadere e che sono quindi più difficili da programmare. Però anche per questi aspetti il corso dà degli spunti importanti perchè durante il corso vengono riportati anche molti esempi pratici e si entra nel dettaglio delle tematiche più ricorrenti.
Rifugio Zoia - foto BergomiRifugio Zoia, Campo Moro, Lanzada Valmalenco (SO) – foto Bergomi
2) Nell’era del digitale, la promozione passa dai social e dal web, soprattutto via smartphone. Quale impatto ha, sul lavoro quotidiano di un rifugista, questa modalità di comunicazione?
L’impatto è notevole.. nel mio caso, almeno un paio d’ore al giorno vengono passate su smartphone o pc per la gestione delle prenotazioni (principalmente via email), la gestione del sito internet e dei social.  Negli ultimi anni è diventato fondamentale avere una buona connessione internet. Fino a qualche anno fa tutto ciò era impensabile. 
3) Una curiosità: dal rancio alpino al ristorante gourmet; tra passato e tradizioni, dagli affermati piatti locali alle nuove esigenze dei clienti. Come è cambiata nel corso degli anni la ristorazione in rifugio?
La ristorazione nei rifugi è cambiata moltissimo nel corso degli anni. Si è passati da una cucina quasi ‘di sopravvivenza’ a una cucina molto più ricercata, in certi casi paragonabile a quella di un ristorante. I motivi sono molteplici.
  • In primo luogo sono cambiate le modalità di approvvigionamento e di stoccaggio. Una volta i viveri per i rifugi si caricavano a spalla (o se andava bene a dorso di mulo / teleferica), quindi si portava su solo l’essenziale, spesso prodotti in scatola o comunque secchi, non freschi. Oggi ci sono i mezzi motorizzati e gli elicotteri.. ci si può permettere di fare carichi più frequenti e più consistenti, anche con prodotti freschi. Grazie ai generatori / energia solare e idroelettrica ci si può permettere di utilizzare anche i freezer e i forni elettrici. Le cucine rimodernate e più attrezzate permettono di offrire un menù più vario.
  • In secondo luogo è cambiata la domanda. Chi va in montagna non lo fa più solo per il piacere delle camminate o delle scalate, ma anche per gustarsi un buon pranzo in rifugio (anzi.. devo ammettere che negli ultimi anni c’è sempre più gente che ci raggiunge solo per farsi una bella mangiata!). Di conseguenza i nostri ospiti non si accontentano più di un semplice piatto di pasta, di polenta o una zuppa.
Anche i rifugi sono diventati parte dell’offerta enogastronomica del territorio.
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Manuela Bottura, partecipante: ” … sono stata una formica operaia in rifugio”

A 20 anni circa ho cominciato ad andare in montagna, avvicinandomi con escursioni e corse e quindi anche ai  rifugi. Credo di aver capito di voler far parte di questo mondo dopo essere stata al rifugio Altissimo sul monte Baldo. Quando era gestito da Denny Zampiccoli, entrai in lacrime per la fatica della lunga salita (da Arco, prima volta che facevo un dislivello così) e lui mi accolse con un enorme sorriso, un piatto di pasta e una bottiglia di Braulio 😂😂. Quel giorno capii davvero cosa volevo fare da grande.

Sta per iniziare la mia prima effettiva stagione come gestore insieme a Fabio e Silvia del Rifugio città di Lissone. Lavorerò e gestirò un rifugio con la fortuna di una teleferica e della corrente, quindi particolari problematiche strutturali e gestionali non ci sono. Scaldare il rifugio, grattare la muffa dove si forma, le tubazioni dell’acqua e sperare che le varie attrezzature funzionino sono le problematiche principali all’apertura. Altre problematiche stagionali sono sicuramente lo smaltimento dello sporco, avendo la teleferica il parco non ci fornisce il recupero con l’elicottero, quindi bisogna caricare ogni settimana nella cesta, di seguito in furgone e portarlo a valle dove ci sono gli spazi adibiti, questo comporta lo star via più di mezza giornata.
foto credits: Manuel Bottura
Negli ultimi anni forse il problema credo sia un po’ l’over-tourism che comporta carichi di lavoro maggiori e bisogno di personale in più che, ultimamente, pare sia  molto difficile trovare.
Il corso innanzitutto mi ha fatto conoscere persone con cui mi sono confrontata e che soprattutto hanno il mio stesso sogno. Ho potuto approfondire molti temi in modo dettagliato e quello che ho apprezzato di più e’ stata la possibilità di ricevere risposte dai docenti, dibattere e affrontare situazioni reali grazie all’esperienza dei miei “colleghi” già rifugisti.
Per quanto riguarda la comunicazione social sicuramente porta via molto tempo, oltre a rispondere alle prenotazioni tramite mail. Organizzare eventi, fare un post fatto bene sembra facile ma non lo è per niente ed è diventato un modo importante per arricchire. A parer mio manterrei il “chiamare il rifugista ” per chiedere informazioni ecc non vorrei perdere questo primo contatto con futuri avventori.
A me piace l’idea che in rifugio trovo sempre un piatto di pasta, cercando anche di offrire una chicca locale. Ma non dimentichiamoci dei numeri e della mole di lavoro che c’è. Impariamo a accontentarci e ad apprezzare anche le piccole cose. Le ostriche in rifugio forse sono un po’ troppo.

… ora che il corso è terminato mi tirerò su le maniche e imparerò a fare IL RIFUGISTA!