Nel pomeriggio di venerdì 16 gennaio ci siamo collegati con Wengen per una chiacchierata con Giovanni Franzoni, organizzata dalla Fisi. Ecco le prime impressioni del giovane sciatore di Manerba del Garda a poche ore dal primo successo in Coppa del mondo, sulla pista dei campioni del Lauberhorn che nel 2023 lo mise KO per oltre un anno.

Giovanni, sei nel gotha dello sci, perchè su questa pista hanno vinto i migliori di sempre, da Tomba a Stenmark!
Non penso di essere nel gotha dello sci, non mi metto a confronto con campioni storici dello sci. Ho fatto la mia gara e ho capito come essere veloce, comprendendo importanti dettagli tecnici. Non sono una leggenda con una gara vinta e un podio, ma ho un po’ più di consapevolezza. Sono più convinto e ho compreso che ho le capacità per andare forte. Per diventare leggenda c’è ancora tanta strada da fare e molto lavoro.
Hai mai pensato dove saresti oggi senza l’infortunio di Wengen, che nel 2023, proprio su questa pista, ti fermò per oltre un anno?
Ogni tanto ho pensato dove sarei stato senza l’incidente, perchè ho perso oltre un anno. Però ha fatto parte del mio percorso e come persona e come atleta mi ha fatto crescere. Ho cambiato mentalità e sono cambiato. Mi sono armato di pazienza e sono naturato con la calma. Oggi non punto subito e solo al risultato, bensì mi godo ogni gara. Oggi mi sento meglio e sono più rilassato di testa, questo migliora la performance.
Guardando al futuro, immediato, ci sono le Olimpiadi sulle nevi di Bormio.
Ora ci arrivo con due podi e un pensierino ce lo fai, anche se nelle gare può succedere di tutto. Ho consapevolezza, la Stelvio è una pista che mi piace a vado li a godermi la gara e l’Olimpiade. Poi se arriva la medaglia…. La condizione è legata al fatto di saper che scio bene e sono tranquillo di testa.
foto archivio L.Lorenzini
Hai ricevuto complimenti da tutti, anche da Marco Odermatt
Durante le prove della discesa libera mi hanno detto di andare piano, anche i migliori. Alcuni pensavano avessi saltato una porta! Ma non è così. Oggi ho dimostrato di avere sciato bene. Mi fa piacere che Odermatt me lo abbia detto. Molti mi hanno fatto i complimenti per la sciata e mi fa piacere.
Pensi sempre a Matteo Franzoso?
Anche oggi un pensiero per Matteo Franzoso, certo, e non penso di doverlo ricordare ad ogni gara. Lo penso sempre ed è sempre la stessa sensazione. Le mie gare sono tutte dedicate a lui a prescindere.
Quando è cambiato, scattato qualcosa di diverso in te?
Già nel corso dell’estate sciavo bene ed ero competitivo, in realtà già dal 4° posto della passata stagione. E’ stata una cosa graduale, non ero sempre veloce, mi ha aiutato il fatto di prendere il meglio da ogni giorno di lavoro; tanti piccoli segnali che mi hanno dato sicurezza. La discesa per me è quasi meglio del superG, perchè ci sono le prove. Oggi vivo la vita che ho sempre sognato, andare in giro e fare le gare di Coppa del Mondo. Sono più rilassato di quando ero in Coppa Europa, dove cercavo punti e risultati ad ogni costo. Sono più tranquillo e tengo i piedi per terra, anche quando le cose non vanno per il meglio.
La tua famiglia, quanto conta?
Moltissimo, non c’è dubbio. Da mio padre ho preso la determinazione. Da mia mamma la sensibilità ed è stata lei a scarrozzarmi in giro a fare gare. Mio fratello gemello è stato sempre con me, competiamo in modo sano e ci sentiamo ogni giorno. Il bambino che è in me oggi non credeva ai proprio occhi; sono rimasto lo stesso e mi emoziono nel vedere il mio nome sui monitor delle televisioni. Un tempo mi chiedevo come sarebbe stato leggerlo in Tv.

