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Parla italo-spagnolo la 39/a Ciaspolada della val di Non grazie alle vittorie del modenese Antonio Santi e la spagnola Laia Andreu Trias. La classicissima prova sulle racchette da neve oggi ha unito Romeno e Fondo, in Trentino, con un lungo serpentone di otto chilometri percorso da quasi 6.000 ciaspolatori che hanno colorato la valle imbiancata dalla leggera nevicata della scorsa notte,  indossando il pettorale dedicato alla memoria del futurista Fortunato Depero nel 120/o anniversario della nascita dell'artista trentino. La vittoria dell'atleta catalana, 32 anni, specialista nelle lunghe distanze su sterrato, ha cancellato il sogno della forestale Mariagrazia Roberti di centrare il record di cinque vittorie consecutive. La runner bresciana ha dovuto inchinarsi alla rivale per tre secondi.
 
Come tradizione il traguardo di Fondo è stato raggiunto da tutti i quasi 6000 ciaspolatori, gran parte dei quali con spirito goliardico: chi in costume, chi con la famiglia venuta da ogni parte d'Italia e d'Europa, con presenze particolarmente sentite da Canada e Nepal, giusto per citare due delle venti nazioni presenti a questa 39/a Ciaspolada. E spazio anche ai rappresentanti dell'AIDO, associazione gemellata con il comitato organizzatore e che ha accompagnato lungo gli otto chilometri del percorso ben cinque atleti sottoposti negli scorsi anni a trapianti: per loro solo applausi, gli stessi piovuti per i vincitori, gli stessi che hanno scandito sin dalla mattina la giornata sulla neve trentina.

Per  Antonio Santi (tempo finale 22'44), modenese di Vignola e classe '73, la vittoria 2012 affianca quella ottenuta nel 2005. Capace di gestire al meglio la fatica e la distanza, evitando di rispondere immediatamente all'allungo dell'italo marocchino Said Boudalia, lesto a prendere la via della fuga poco dopo la partenza di Romeno. Una vittoria in rimonta dunque per l'emiliano, esattamente come sette anni fa quando –  scherzo della storia – riuscì a battere anche in quell'occasione proprio Boudalia.
 
Entrambi maratoneti, entrambi portati alle lunghe distanze, con Santi più a suo agio sulla salita finale, quella che è costata carissima al quarantaquattrenne italo-marocchino da decenni di stanza a Vas, nel bellunese. Terzo posto quindi per il ventitreenne bergamasco Alex Baldaccini, staccato di 29 secondi dal vincitore e seguito dal cadorino Manuel Da Col e dal padrone di casa Giuliano Battocletti, delusissimo per non esser riuscito a mettere le mani sul quarto successo nella Ciaspolada che transita a pochi metri dalla sua casa di Cavareno.

A sorprendere tutta la pattuglia femminile è invece la trentaduenne catalana Laia Andreu Trias, ragazza specialista tanto della corsa con le ciaspole ai piedi quanto delle medie e lunghe distanze, su asfalto e sterrato. Una podista a tutto tondo, insomma, che dopo i settimi posti delle ultime due edizioni ha voluto togliersi il lusso di tagliare per prima il traguardo ricevendo così la corona d'alloro dalle mani dell'assessore provinciale al turismo Tiziano Mellarini.
 
E' partita subito forte, la spagnola: un ritmo incalzante che l'ha condotta in fuga insieme alla friulana di Trento Ljudmila Di Bert mentre alle loro spalle nella bresciana Mariagrazia Roberti montava il dubbio di non riuscire a conquistare il quinto successo consecutivo sulla neve nonesa.
 
Chilometro dopo chilometro la lombarda della Forestale è riuscita a ridurre il gap, sorpassando la Di Bert ma senza riuscire ad acciuffare la Andreu che dopo 27'28" di fatica ha visto coronato il proprio obiettivo. Solo 3" il vantaggio nei confronti della Roberti, 15" sulla Di Bert mentre in fase di premiazione si è registrato lo stupore generale nel vedere al terzo posto nell'ordine d'arrivo la reggiana Isabella Morlini, regolarmente presentatasi alle premiazioni ufficiali.
 
Pochi secondi ed è stato svelato l'arcano: la stessa Morlini aveva scambiato il proprio pettorale (e di conseguenza il chip collegato) con quello di un collega, risultando così tra le primissime della prova femminile: inevitabile la squalifica e per l'organizzazione l'antipatica necessità di dover ripetere la cerimonia di premiazione con la Di Bert giustamente terza.

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