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sale il termometro sulle AlpiViste da Torino, le Alpi si perdono nella foschia in queste giornate di gran calura estiva. Lontani, biancheggiano i ghiacciai del Gran Paradiso e del Monte Rosa. Oltre a questi, poco più resta da vedere del mediocre innevamento invernale, solo chiazze annidate nei canaloni ad alta quota, una veduta da fine luglio. La partenza anticipata dell’estate si è avvertita già in maggio, che – con una temperatura media di 20.5 °C nel capoluogo subalpino – si è collocato in cima alla lista dei più caldi dal 1753, superando il precedente massimo di 19.9 °C stabilito nel 1920. Questo mese, che la tradizione vorrebbe assai bagnato sulle Alpi e ancora piuttosto fresco, raramente si presenta così asciutto e caldo insieme. L’ultima perturbazione che ha distribuito piogge estese e abbondati risale ormai al week-end pasquale, mentre nelle settimane successive i temporali che di tanto in tanto hanno visitato le nostre regioni hanno temperato solo localmente le condizioni siccitose. Eccezionalità? E’ spesso una parola rischiosa da utilizzare. Del maggio straordinariamente caldo si è già detto, e giugno sta seguendo la medesima strada. Sicuramente la grande onda di calore della settimana scorsa è stata straordinaria per intensità e durata, e i valori di temperatura massima misurati sono tra i più alti mai rilevati in giugno. A Moncalieri (presso Torino), dove lo storico osservatorio del Real Collegio Carlo Alberto è attivo dal 1865, i 38.0 °C del giorno 13 si avvicinano al massimo noto per il mese di 38.9 °C del 28 giugno 1935. Più complesso il bilancio delle precipitazioni, in quanto i temporali determinano una distribuzione irregolare degli apporti; alcune zone sono state interessate ripetutamente dai rovesci, mentre altre anche a breve distanza sono state del tutto risparmiate; ma nel complesso è innegabile che il primo semestre del 2003 si avvia a chiudersi con un deficit pluviometrico tra i più marcati del secolo su vaste aree delle Alpi occidentali. Al lago Serrù (Gran Paradiso) l’inverno si è chiuso con una caduta totale di neve di 400 cm, a fronte di una media che ne vorrebbe 660; solo negli inverni 1966-67 e 1968-69 la stagione fu ancora più avara, con soli 390 cm. Primi segnali veramente tangibili dell’effetto serra? Forse. Sicuramente negli ultimi anni sono state sempre più frequenti le intense onde di calore, con superamento di svariati massimi storici di temperatura, viceversa sempre più rara l’occorrenza di episodi estremi di freddo. Si tratta solamente di una combinazione?



Daniele Cat-Berro











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