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Occhi lucidi e interminabili applausi alla fine della proiezione di 'Le tableau noir' (La  lavagna) de settantunenne svizzero Yves Yersin, in concorso al Festival del film di Locarno. Sul palco, insieme al regista, un gruppo di preadolescenti e adolescenti (il film fu girato tra il 2006 e il 2007 e i bambini di allora sono cresciuti), protagonisti del film insieme al loro amatissimo insegnante Gilbert.

Il documentario ricorda molto un altro bel lavoro sullo stesso tema, dal titolo 'Essere e avere', girato sulle montagne dell'Auvergne e uscito nel 2002. Fu un caso cinematografico, un documentario con un buon successo di pubblico.

Qui siamo in Svizzera, e precisamente nel Giura, cantone di Neuchatel, ai confini del cantone verso le Franches-Montagne bernesi. La scuola é quella di Derrière-Pertuis, piccolissimo borgo montano che ospita una pluriclasse intercomunale.

La scuola non ha il numero minimo di alunni, quindi secondo le regole deve chiudere. Gli abitanti del villaggio raccolgono le firme per un referendum popolare che deliberi di tenerla aperta. Ma il referendum, cui partecipano tutti gli abitanti del comune, e non solo quelli dei villaggi che la scuola serve, decide per la chiusura, con 32 voti di maggioranza.
Così i ragazzi aiutano a smantellare la scuola, e Gilbert, già vicino alla pensione, decide di smettere. Le famiglie gli dedicano una commovente serata di commiato.

Fin qui la lettura più semplice. La scuola muore, la collettività perde un suo centro di gravità e il cuore dei suoi legami di solidarietà, come recitano i titoli di coda.

Ma il film é anche una seria riflessione sui contenuti e sui metodi della formazione primaria. Gilbert, maestro, bidello, autista dello scuola bus, ha una sua forte concezione pedagogica. Non insegna solo a leggere, scrivere e far di conto. Porta i ragazzi nelle fattorie a fare il burro e il formaggio, insegna loro a nuotare, a pattinare, a disegnare e a lavorare il legno e organizza divertenti gite di istruzione. Qualunque maestro dei nostri, nel vedere il film, penserebbe con terrore ai gravi rischi corsi dai bambini.

Ma Gilbert sa di avere il consenso e il supporto della comunità, come l'affetto e la complicità responsabile dei bambini. La sua pedagogia ha una forte componente emozionale, gestita con generosa attenzione.

É un film profondo e commovente, che ha richiesto un lunghissimo tempo di ripresa (si documenta un intero anno di scuola) e un ancora più lungo lavoro di montaggio condotto con fatica per mancanza di finanziamenti. Nella conferenza stampa che ha seguito la proiezione, Yves Yersin, arzillo, divertente e divertito, ha confessato che la versione proiettata non é quella definitiva (in effetti il documentario é molto lungo) perché il lavoro di montaggio é stato interrotto per mancanza di denari.

Non ci stancheremo di ripetere che Locarno fa bene a proporre questi lavori 'di nicchia', come si suol dire. Non c'è palcoscenico altrettanto prestigioso che possa essere prestato a fare da vetrina a questi film di testimonianza e di impegno civile altrimenti negletti.

E lo ripetiamo subito dopo la proiezione in piazza Grande di ‘Gabrielle’, bellissimo film canadese che affronta con garbo, intelligenza e grande perizia narrativa il tema dell’affettività e della sessualità dei disabili. Ma noi ci occupiamo di cinema di montagna, e questa è un’altra storia.

Foto: Tableau noir, Concorso internazionale. From left Gilbert Hirschi actor, Yves Yersin director – © Festival del film Locarno / Massimo Pedrazzini