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Scende il sipario sul 67esimo Trento Filmfestival con la Terra, le sue bellezze e le sue fragilità, vera protagonista dell’edizione.

Lo si era visto dal manifesto che ha proposto un panorama di montagne desertiche su un cielo rosso fuoco ad evocare il riscaldamento climatico.
E’ stato confermato dalla serata evento di venerdì 3 maggio condotta da Reinhold Messner e dedicata a Alexander von Humboldt, nel 250esimo della nascita. Von Humboldt non fu soltanto naturalista, botanico e geologo, ma anche esploratore e alpinista e soprattutto concepì l’idea della Terra come un unico essere vivente. Poco conosciuti sono i suoi viaggi in America centrale e meridionale, dove tentò di scalare anche il Chimoborazo in Ecuador, arrivando fino a 5600 m di quota, e più tardi in Asia centrale. Il suo nome è oggi legato a una corrente oceanica, a toponimi, a premi scientifici, e l’Università di Berlino è intitolata a lui e al fratello. E’ stato maestro di Charles Darwin e Ernst Haeckel, padre dell’ecologia, di cui è stato precursore. Hanno accompagnato Messner sul palco il naturalista Massimo Bernardi, lo storico Telmo Pievani, il meteorologo Filippo Thiery, la storica Veronica Lisino curatrice dell’archivio Bonatti per il Museo nazionale della montagna, e Ariane Benedikter, giovane “alfiere della Repubblica, portavoce del movimento giovanile per fermare i cambiamenti climatici. I posti esauriti all’Auditorium Santa Chiara hanno fatto vincere a Reinhold Messner la scommessa di una serata non solo alpinistica, ma soprattutto storica e ambientalista.

Barmasse e Solduni al Trento Film Festival 2019

Poco alpinismo e molta antropologia e sociologia anche nei film vincitori della 67esima edizione. La giuria internazionale, composta da Charlène Dinhut (Francia), Ed Douglas (Gran Bretagna), Arūnas Matelis (Lituania), Eliane Raheb (Libano), Giulio Sangiorgio (Italia), ha assegnato il Gran Premio “Città di Trento” Genziana d’oro per il miglior film al documentario La Grande-Messe di Méryl Fortunat-Rossi e Valéry Rosier. (Belgio Francia 2018) con la seguente motivazione: «un racconto sapientemente ritmato su identità, nazionalismo, invecchiamento e lutto. Il film indaga l’appassionato fanatismo di un gruppo di tifosi di ciclismo provenienti da tutta la Francia, che condividono l’amore per una delle più famose gare di ciclismo al mondo: il Tour de France».

Lo sguardo antropologico sullo spopolamento dell’Appennino toscano ha convinto i giurati per il Premio del Club Alpino Italiano, Genziana d’oro per il miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna, assegnato al documentario La regina di Casetta di Francesco Fei (Italia, 2018, 80’). Il film segue la protagonista Gregoria, ragazzina di terza media, per un anno, evidenziando le sfide che è costretta ad affrontare per restare nel suo paese circondato dalla natura, che lei considera il posto più bello al mondo. Le poesie di Dino Campana, frequentatore del villaggio, accompagnano con delicatezza il racconto.
«Il coraggio e la coscienza dell’identità delle proprie radici – ha dichiarato il presidente generale del CAI, Vincenzo Torti – non conoscono età: lo dimostra la protagonista del film La regina di Casetta che, proprio com’era nelle intenzioni del Club alpino italiano quando ha aperto l’attribuzione dalla propria Genziana d’oro anche ai film che valorizzano, oltre all’alpinismo, le popolazioni e la vita nelle terre alte, guarda all’amore per la “propria” montagna. Non occorre avere alle spalle una vita dalla quale non ci si vorrebbe staccare, talvolta anche per una consuetudine di quotidianità: basta invece avere forte nel cuore la convinzione che la montagna dove si è nati ha bisogno di noi tanto quanto noi abbiamo bisogno di lei. La giovanissima protagonista non ci insegna l’attaccamento nostalgico, ma la visione verso il futuro».

Piazza Trento

Il Premio Città di Bolzano Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura è andato a Bruder Jakob, schläfst du noch? di Stefan Bohun (Austria, 2018, 80’), storia di quattro fratelli cresciuti insieme nelle montagne del Tirolo e del loro tentativo di comprendere e fare i conti con il suicidio del quinto di loro. è a suo modo anche un’esplorazione. Viaggiando attraverso le loro montagne fino alla lontana città di Porto dove viveva il fratello, i quattro analizzano la loro relazione con Jacob e tra di loro, per tornare infine sulla montagna che scalarono insieme da ragazzi.

Gli altri premi sono stati così attribuiti:

  • Genziana d’argento per ilmiglior contributo tecnico-artistico a Riafn di Hannes Lang (Germania, 2019, 30’)
  • Genziana d’argento per il miglior cortometraggio a Stations di Julien Huger (Francia, 2018, 23’)
  • Premio della giuria a The Border Fence di Nikolaus Geyrhalter (Austria, 2018, 112’)
  • Una menzione speciale della giuria è andato a Beloved di Yaser Talebi (Iran, 2018, 61’).