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Presentati i dati dei primi due anni di attività dell’ambulatorio di medicina di montagna dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta. Sono state eseguite 323 visite di primo livello e 110 test in altitudine simulata, con un incremento progressivo delle prestazioni. Ben un terzo dei soggetti proveniva da fuori regione. L’età media dei pazienti esaminati è 44 anni e quelli di età superiore ai 65 anni rappresentano il 10%.

L’ambulatorio è inoltre uno degli attori del progetto europeo “Résamont” (Réseau transfrontalièr en médecine de montagne), che vede la collaborazione tra gli ambulatori di medicina di montagna di Aosta, Chamonix e Sallanches, la Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur e altri enti. Gli obiettivi del progetto sono un mutuo scambio di competenze altamente specialistiche tra gli ambulatori, la creazione di un registro degli studi di medicina di montagna, la realizzazione di un programma di telemedicina testato in situazioni differenti, dall’ambulanza, al rifugio, all’elicottero, la realizzazione di atelier formativi rivolti a professionisti della montagna, quali guide alpine, guide della natura, maestri di sci, gestori di rifugio e la realizzazione di quattro seminari rivolti ai medici per il trattamento dei traumi del bacino, del trauma cranico, di patologie cardiache e dell’ipotermia nei sepolti da valanghe.

L’ambulatorio, diretto dal neurologo Guido Giardini, ha iniziato la propria attività sul finire del 2007 grazie al finanziamento della Regione Autonoma Valle d’Aosta. È ubicato nell’ospedale regionale “U.Parini”, in parte in un locale del piano sotterraneo, dove vengono effettuate le visite di primo livello, in parte in un ambulatorio del piano terreno, dove si trovano le apparecchiature, in condivisione con la Struttura complessa di cardiologia, per il test da sforzo in altitudine simulata e altri esami.

All’interno dell’ambulatorio opera un’équipe di medici ospedalieri esperti in medicina di montagna. Il servizio si rivolge a tutti coloro che frequentano la montagna per lavoro, sport e turismo: non solo guide alpine, alpinisti di “élite” e atleti che praticano sport in alta quota, ma anche alpinisti ed escursionisti amatoriali, lavoratori impegnati in strutture in alta quota, turisti che progettano soggiorni prolungati o ripetute ascensioni a quote superiori ai tremila metri, soggetti che hanno già sofferto di patologie legate all’alta quota, soggetti affetti da patologie croniche (ipertensione arteriosa, diabete mellito, malattie cardio e cerebrovascolari pregresse, emicrania, epilessia, ecc.) che desiderino ancora frequentare la montagna, anche a quote superiori ai duemila metri, soggetti a rischio (bambini, anziani, donne in gravidanza) e disabili. Riguardo alle prospettive per il prossimo anno si sta perfezionando il progetto “Résamont 2”, che si occuperà di terapia dei congelamenti e di diversi protocolli di ricerca: su cardiopatici, su atleti che praticano sport in alta quota (in collaborazione con l’ambulatorio di medicina dello sport), sulle patologie da alta quota e sulla telemedicina.