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“Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto” del regista svizzero Aldo Gugolz  Genziana d’Oro Miglior Film al 69. La Genziana d’oro Miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna – Premio CAI al film iraniano Holy Bread; la Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” a Here I Am, Again; le Genziane d’argento Miglior contributo tecnico-artistico a Die letzten Österreicher e Miglior cortometraggio al cinese One Day.


Immagine tratta dal film “Here I Am, Again”.

“Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto” del regista svizzero Aldo Gugolz  Genziana d’Oro Miglior Film al 69. Trento Film Festival. Ambientato in un alpeggio del Ticino, il film vincitore del Gran Premio “Città di Trento” propone una riflessione profonda sul tema dell’eredità familiare, tra condizionamenti, libertà e possibilità di emancipazione.

La Genziana d’oro Miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna – Premio CAI al film iraniano Holy Bread; la Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” a Here I Am, Again; le Genziane d’argento Miglior contributo tecnico-artistico a Die letzten Österreicher e Miglior cortometraggio al cinese One Day.
Premio della Giuria al documentario Chaddr – A River Between Us, menzione speciale a Icemeltland Park e The Magic Mountain.

Dopo le Ande e il Caucaso, quest’anno il Gran Premio rimane sulle Alpi: la Giuria internazionale ha assegnato infatti al film Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto di Aldo Gugolz (Svizzera/2020/82′), ritratto di un alpeggio in Ticino e del suo inquieto titolare, la prestigiosa Genziana d’oro Miglior film – Gran Premio “Città di Trento”. «In quella stessa natura dove qualcuno cerca la resurrezione, altri trovano la morte. Il regista utilizza abilmente la cornice di un fatto di cronaca nera per trasportare lo spettatore con perizia audiovisiva (pregevoli fotografia e suono) nell’ambiente dell’alta montagna e presentargli Fabiano, giovane alla ricerca di un nuovo sé stesso nella presunta pace idilliaca della montagna», si legge nella motivazione della Giuria. «Confuso da dubbi esistenziali e sensi di colpa, è nel nuovo ruolo di padre che il protagonista prova ad elaborare la relazione con il proprio, portando il film a riflettere con consapevolezza e profondità sul tema spinoso dell’eredità familiare e della possibile emancipazione dalla stessa».

«Il Trento Film Festival non ha mai avuto paura di osare» spiega il presidente Mauro Leveghi, «e ha sempre tentato la strada meno semplice, più faticosa, ma più ricca di significati e verità: quella che porta a comprendere la montagna, le sue culture, la vita delle sue genti, in modo non banale e superficiale, ma scavando e indagando, a costo di farne emergere le contraddizioni più profonde. Il film vincitore del Gran Premio di quest’anno ha lo stesso coraggio e racconta la montagna fuori dai facili stereotipi idealizzanti: tra angosce, paure, fragilità, ma senza mai perdere la speranza di farcela. E’ quello che proviamo tutti noi, al secondo anno di pandemia, di fronte alla sfida della ripartenza».

Si aggiudica la Genziana d’oro Miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna – Premio del Club Alpino Italiano Holy Bread di Rahim Zabihi (Iran/2020/54′), un documentario che segue il massacrante e rischiosissimo lavoro dei portatori clandestini di merci attraverso le montagne tra Iran e Iraq. «La vita nelle comunità montane non è facile: in molti casi la realtà riflette disuguaglianze e condizioni di sussistenza minime. Holy Bread», si legge nella motivazione, «offre ruvide testimonianze di come i Kulbars trasportano merci attraverso i passi di montagna senza l’attrezzatura tecnica necessaria, affrontando pericoli e condizioni meteorologiche estreme, con la forte volontà di fare tutto il necessario per portare il “pane santo” sulla tavola di famiglia».


Conferenza stampa finale del Trento Film Festival, 8 maggio 2021 – foto credits Michele Purin/Lukas Del Giudice.

«È sempre “Santo” il pane che è frutto della fatica e del sacrificio, ma lo è ancor di più quello che si guadagna restando radicati alle proprie montagne, poco importa di quale Paese, affrontandone ogni criticità climatica o logistica. E non serve chiedersi quale sia la segreta ragione di un attaccamento che rimane spesso inspiegabile: è scritta nel legame che unisce le montagne a chi le porta scritte nel proprio animo», ha dichiarato il presidente generale del Cai – Club alpino italiano, Vincenzo Torti.

La Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” è andata a Here I Am, Again di Polly Guentcheva (Bulgaria/2021/102′), uno sfaccettato ritratto dell’alpinista d’alta quota e zoologo bulgaro Boyan Petrov, e la cronaca dell’operazione di salvataggio internazionale senza precedenti che scatta in seguito alla sua scomparsa sullo Shisha Pangma, uno degli ultimi Ottomila che mancavano al suo curriculum. Questa la motivazione della Giuria: «In Here I Am, Again non solo conosciamo gli incredibili successi di Boyan Petrov, sia come alpinista che come zoologo. La regista Polly Guentcheva ci mostra che c’è molto di più nella storia di Boyan oltre alla semplice passione per l’alpinismo. Potrebbe essere l’incarnazione stessa del coraggio, che ci porta a chiederci se una montagna possa insegnarci a essere combattenti e sopravvivere a qualsiasi altitudine».

Genziana d’argento – Miglior contributo tecnico – artistico a Die letzten Österreicher di Lukas Pitscheider (Austria, Ucraina/2020/85′), un documentario che si immerge tra gli ultimi membri di una comunità di origine austriaca e lingua tedesca tra i monti dell’Ucraina. «Quante persone ci vogliono per diventare una comunità, una patria? Che cos’è che crea il sentimento dell’identità nazionale: il perpetuarsi delle tradizioni, la lingua, la nostalgia condivisa? Accompagnandoci negli chalet di legno austriaci in mezzo ai Carpazi ucraini, il film di Lukas Pitscheider ci interroga su globalizzazione, immigrazione, identità», si legge nella motivazione della Giuria.

Genziana d’argento – Miglior cortometraggio a One Day di Jin Jiang (Cina/2020/24′), che segue da dietro un anziano cinese in un cammino che si dipana dal mattino alla sera, attraverso le quattro stagioni, fino al ritorno a casa. «In un certo senso, la vita può essere ridotta a due domande esistenziali: dove siamo? E dove stiamo andando? Questo cortometraggio riesce con la più semplice delle narrazioni a tenerci incollati allo schermo», ha scritto la Giuria.

Il Premio della Giuria è stato assegnato a Chaddr – A River Between Us di Minsu Park (Germania/2020/88′), un film che racconta l’ultimo viaggio a piedi di una bambina verso la sua scuola, attraverso le spettacolari montagne del Kashmir, lungo un fiume ghiacciato che presto non sarà più percorribile. «Anche in un festival di cinema dedicato alla montagna, a volte sono le storie più semplici a catturare i nostri cuori», ha voluto sottolineare la Giuria.

La Giuria ha inoltre assegnato la Menzione speciale a Icemeltland Park di Liliana Colombo (Italia, Regno Unito/2020/40′), uno sguardo caustico e originale sul riscaldamento globale, che ironizza sulla nostra inconsapevolezza, e The Magic Mountain di Eitan Efrat e Daniel Mann (Belgio/2020/67′), la ricognizione di tre luoghi in Europa dove grotte, tunnel e cave hanno aperto vie di comunicazione fisiche e simboliche con le forze della montagna e del sottosuolo.

«Quanto sia difficile organizzare un grande evento culturale ai tempi del Covid19, ormai lo sappiamo, perché è la seconda edizione condizionata dai limiti e dalle incertezze legate all’emergenza sanitaria», commenta la direttrice della rassegna, Luana Bisesti. «Ma la risposta del pubblico, che ha riempito le sale del cinema e affollato quelle virtuali degli eventi in live streaming, ci ripaga ancora una volta delle fatiche e ci fa guardare al futuro con speranza. A giugno torneremo in piazza con MontagnaLibri e a teatro con tanti eventi legati alla storia dell’alpinismo e della letteratura di montagna: il successo di questo “primo tempo” non può che confortarci e darci le energie necessarie per andare avanti con entusiasmo».

«Solo un paio di settimane fa eravamo rassegnati a organizzare un evento solo online, oggi ci troviamo a fare il bilancio del primo festival in Italia ad essere tornato nelle sale», chiude Sergio Fant, responsabile del programma cinematografico. «Ed è un bilancio positivo, addirittura più delle aspettative. Nonostante il contingentamento degli ingressi, il tempo limitato a disposizione per comunicare la riapertura delle sale e l’assenza da Trento di molti studenti universitari, abbiamo ritrovato un pubblico appassionato ed entusiasta di poter tornare al cinema, con una partecipazione costante alle proiezioni, e sale sold out per i film più attesi. Parallelamente, la piattaforma di streaming – che rimarrà attiva fino al 16 maggio – si conferma uno strumento apprezzato e ormai adottato dagli spettatori, in Trentino e nel resto d’Italia: abbiamo raggiunto quasi 10mila utenti registrati, e ad oggi, ovvero con ancora una settimana di streaming davanti, sono già 30mila circa le visioni effettuate online. In sala o in rete, possiamo felicemente confermare che la voglia di cinema non si è spenta, e con un po’ di orgoglio dire che il Trento Film Festival si è fatto trovare pronto, con contenuti inediti e di qualità, e la flessibilità necessaria di questi tempi».


Immagine tratta dal film “Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto”.

La Giuria internazionale

La Giuria internazionale del Concorso 2021 era composta da tre membri stranieri, da Svizzera, Argentina e Groenlandia, e due italiani. Per la prima volta nella storia del festival la Giuria ha visto una maggioranza femminile, a conferma dell’impegno costante per la parità di genere.

I giurati che hanno assegnato le Genziane d’Oro e d’Argento della 69. edizione sono:

  • Cinzia Angelini, originaria di Trento, dal 1993 lavora come animatrice e in seguito come story artist per produzioni di film d’animazione. Nel 1997 si trasferisce a Los Angeles dove avvia con Dreamworks la sua carriera americana, che ľha portata a collaborare con i più importanti studios di Hollywood.
  • Maura Delpero, nata a Bolzano, si è formata e lavora a Buenos Aires. I suoi documentari hanno ottenuto riconoscimenti al Torino Film Festival e la nomina ai David di Donatello. Il suo primo film di finzione Maternal è stato presentato in Concorso al 72. Locarno Film Festival, dove ha vinto 4 premi. Da allora è stato selezionato in oltre 70 festival, ricevendo più di 20 riconoscimenti.
  • Anne Delseth, svizzera, membro del comitato di selezione della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes dal 2012, ha diretto per 7 anni il Master HEAD (Ginevra) e l’ECAL in Film Studies a Losanna. È anche programmatrice dell’Angers Film Festival, direttrice artistica dell’Ulaanbaatar International Film Festival in Mongolia e consulente del Neuchâtel Fantastic Film Festival e dello Zürich Film Festival.
  • Emile Hertling Péronard, nato a Copenhagen nel 1979, ma cresciuto a Nuuk, in Groenlandia, è co-proprietario di società di produzione sia a Copenhagen che a Nuuk. Mira a costruire un ponte tra l’Europa e l’Artico, producendo e distribuendo storie autentiche in un contesto groenlandese per un pubblico internazionale.
  • Nahuel Uria, nato a Ushuaia in Argentina nel 1979, produttore dell’Ushuaia SHH… International Mountain Film Festival, gestisce mostre d’arte, conferenze, programmazioni speciali e spettacoli. Lavora come guida turistica nella Terra del Fuoco, in Patagonia del Sud, guidando escursioni di sci di fondo e di kayak. È anche musicista, con due album all’attivo.
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