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Anche l’escursionismo storico in montagna, con nuovi chilometri di trincee della Grande Guerra, figura tra le proposte innovative alla recente Borsa internazionale del turismo (Bit) di Milano presentate dalla Regione Veneto per promuovere il turismo sul territorio montano bellunese. Escursionismo storico in montagna insieme a itinerari di arte e cultura collegati a grandi veneti del passato come Goldoni, Palladio e Marco Polo.

I cento chilometri di trincee della prima guerra mondiale e le ultime realizzazioni di quest’anno hanno suscitato grande interesse. “Sulle vette delle Dolomiti – ha spiegato agli operatori della Bit l’assessore Floriano Pra – tra il Monte Sieff (2.426 m) e il Col di Lana (2.464 m) fu scritta una delle pagine più epiche e sanguinose della prima guerra mondiale. Lassù morirono 15mila uomini in due anni di conflitto, e molti di loro, con munizioni e armi, sono ancora sepolti lì, tra chilometri di gallerie e di trincee che ora sono divenute in parte fruibili.”



Oltre ai recuperi già conclusi della linea del fronte del “15-18” sopra Cortina, sul Lagazuoi, sulle Cinque Torri e sul Valparola, dove è aperto anche un Museo della Grande Guerra, ora sono percorribili anche nuovi sentieri lungo trincee, camminamenti, postazioni e casematte che raggiungono le sommità del Sieff e del Col di Lana partendo da Pieve di Livinallongo, Andraz (dove sorge un castello ristrutturato dell’anno Mille) e dal passo Valparola.



Questi ultimi recuperi, effettuati grazie all’opera di una trentina di operai forestali della Regione, sono stati aperti di recente proprio dall’assessore regionale al turismo Floriano Pra che ha sottolineato come si tratti di un’operazione unica al mondo: far nascere un immenso Parco della Memoria lungo i circa 100 chilometri del fronte del ’15’18, dalle vette dolomitiche sino all’Altopiano di Asiago.



“Siamo convinti – ha aggiunto ancora Pra – che questa sia la nuova frontiera del turismo estivo in montagna, e siamo pronti a incentivarne la promozione internazionale, a cominciare dalla Bit e dalle Fiere di Berlino e Parigi. È un turismo diverso, che accompagna il visitatore indietro nel tempo, invitandolo ad immedesimarsi nella vita che conducevano i fanti 90 anni fa, a rinforzare la memoria della storia, camminando con il giusto rispetto delle vittime che vi riposano e dell’ambiente”.



Lungo gli itinerari sono stati realizzati anche centri informativi che introducono alle centinaia di metri di trincee, camminamenti e postazioni, molte delle quali in galleria (oltre 15 chilometri di tunnel). “Ovunque ci si muova intorno al Col di Lana – ha sottolineato Pra – si finisce per attraversare una di queste postazioni di combattimento rivivendo quell’epopea in maniera ben più suggestiva che sui libri!”. Ed il tutto testimonia che per rilanciare la montagna bellunese basta valorizzare le sue straodinare risorse, che certo non mancano.



Un po’ di storia.

Il Col di Lana, osservatorio privilegiato delle Dolomiti, fu obiettivo di ostinati attacchi italiani che si scontrarono contro una disperata resistenza. La guerra di trincea degenerò presto in una guerra sotterranea, fatta di duelli nelle profondità delle gallerie, di mine, di postazioni inespugnabili cancellate in un attimo. Nel settembre del 1917, per un breve periodo, gli italiani riuscirono ad occupare una parte delle gallerie austriache nel Monte Sieff, ma non riuscirono a scampare alla mina austriaca del 21 ottobre 1917: 45 tonnellate di esplosivo furono fatte brillare sulla cresta e crearono un cratere ancora visibile a decine di chilometri di distanza, che ora può essere raggiunto attraverso il sentiero attrezzato dalla Regione Veneto, e solo la ritirata italiana conseguente a Caporetto vanificò un progetto austriaco che avrebbe cancellato per sempre tutto il Dente del Sieff. Di tutto questo ci sono ampissime tracce visibili e visitabili nei residui di camminamenti, nei tratti di trincea ben conservati e recuperati, negli ingressi delle molte gallerie brevi e all’entrata dei sistemi sotterranei che sprofondano nella montagna.