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Hermann Maier, ma quanto costa? E quanto denaro porta a spasso il campione dello sci tra tuta, casco, sci, attacchi, guanti, occhiali? Partiamo da un dato sportivo: Herminator ha raggiunto la soglia delle 50 vittorie in Coppa del Mondo, record che lo affianca all’azzurro Alberto Tomba. La supremazia dell’austriaco si sposta però su un altro piano… il non più giovanissimo Hermann è infatti tra i personaggi leader dello sci alpino capace di attirare su di sé un (davvero) ricco pool di sponsor. Nel 2000, al culmine della sua carriera, la sua immagine valeva la bellezza di 5 milioni di euro. In progressiva fase discendente, oggi ne vale solo – si fa per dire – 2,5: un uomo che vale, non c’è dubbio…



Facendogli due conti in tasca, ebbene, il main sponsor personale di Maier è l’istituto creditizio Raiffesen, che appare sul suo casco giallo-nero per un importo stimato di 500 mila euro a stagione. Sempre in Austria il gruppo Raiffesen l’ha reso protagonista di una campagna multisoggetto, che gli frutta ulteriore danaro.

Il contratto più importante lo vede legato ad Atomic (sci ed attacchi) per una cifra vicina agli 800 mila euro a stagione. In caso di vittoria di un titolo mondiale o di una medaglia olimpica scatta un bonus di circa 500 mila euro.



Da Carrera Herminator incassa altri 200 mila euro per indossare occhiali e casco. La multinazionale ha tra l’altro messo in commercio un modello d’occhiali ribattezzato “Herminator”, proprio per celebrare le vittorie conquistate dal campione austriaco nello sci alpino.



Completano il parterre di sponsor – ma solo per esaurimento della superficie corporea… – Leki (bastoncini), Lange (scarponi) e Reusch (guanti). Grazie alla sua vasta popolarità la Fancy Gmbh (società di sport-marketing con base a Flachau), delegata alla gestione dell’immagine di Hermann Maier, ha lanciato pure una linea di merchandising per gli appassionati di sci. Il tutto attraverso il sito ufficiale del campione: www.hm1.com.



Tutto ciò che indossa Maier è denaro sonante: in un certo senso, anche il circo bianco ha il suo re Mida, no?

fonte: www.sporteconomy.it