Select Page

Alla fine ce l’hanno fatta: il 26 giugno i giganti di pietra che attraversano maestosi anche la provincia di Pordenone – le Dolomiti, eccezionali testimonianze fossile che affascinano per la loro bellezza e unicità, sono divenute patrimonio naturale dell’Unesco e, quindi, dell’intera umanità.

Il processo di candidatura avviato nel 2004 e condotto, su affidamento dello Stato Italiano, dalle cinque Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine, è giunto alla fase finale. A Siviglia, nella regione Andalusa della Spagna, si è riunito il Comitato che ha deliberato comunicando quasi in tempo reale la positiva decisione.

Secondo quanto ha avuto modo di commentare il presidente del Parco, Marino Martini, trepidante sino all’ultimo, «il lavoro comune delle cinque province ha portato alla candidatura delle Dolomiti come bene seriale vale a dire come insieme organico sia dal punto di vista geografico-paesaggistico, sia da quello geologico-geomorfologico. Un fatto di cui il nostro Parco si onora e che avrà sicuramente positive ricadute sempre però in quell’ottica di doverosa sostenibilità del turismo che da sempre ci caratterizza».

I nove gruppi dolomitici (Pelmo-Croda da Lago, Marmolada, Pale di San Martino-San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, Dolomiti Settentrionali, Puez-Odle, Sciliar-Catinaccio- Latemar, Bletterbach, Dolomiti di Brenta) occupano un’area di 142.000 ettari e comprendono anche gli 85.000 ettari delle cosiddette «aree cuscinetto». Cinque territori con ordinamenti e lingue differenti (italiano, tedesco, ladino e friulano) per un sito che «costituisce anche un’imperdibile occasione per ragionare sui temi della montagna.

La specificità culturale del territorio dolomitico, il paesaggio e patrimonio naturale, lo sviluppo sostenibile e una diversa concezione di turismo – ha aggiunto ancora Martini – saranno i temi da affrontare con nuova consapevolezza e responsabilità amministrativa per garantire nel tempo la durata dei valori universali».

Rappresentanti dell’Unesco – l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura – avevano fatto visita al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane per la prima volta nel 2006. Già allora Martini aveva parlato di «grande opportunità – per valorizzare a livello internazionale il territorio montano della Destra Tagliamento».

Un paio di anni dopo altri funzionari Unesco indicati dall’IUCN  erano tornati in Friuli Venezia Giulia per verificare se il territorio proposto vantasse o meno i preziosi requisiti di riconoscibilità.          
Il 26 giugno la decisione finale: patrimonio dell’Umanità.