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Nives Meroi e Romano Benet completano la collezione di Ottomila senza ossigeno e in rigoroso stile alpino, senza portatori di alta quota con l’ascensione dell’Annapurna, portata a termine giovedì 11 maggio. Sono giunti in vetta insieme agli spagnoli Alberto Zerain e Jonatan Garcia, con i quali già avevano collaborato durante tutta l’ascensione L’Annapurna, il primo degli Ottomila a essere stato salito, il 3 giugno 1950, dalla spedizione francese di Maurice Herzog e Louis Lachenal. E’ anche l’Ottomila oggettivamente più pericoloso, quello su cui si sono registrati più incidenti nel corso degli anni.

La corsa agli Ottomila di Nives Meroi e Romano Benet era iniziata nel 1994, ma aveva subito un brusco arresto all’undicesimo, il Kangchenjunga, nel 2009, quando Romano era stato colpito da una grave malattia. Senza pensarci un attimo, con l’idea di insieme o niente, Nives Meroi aveva rinunciato non solo a quella vetta ma anche a essere la prima donna a salire tutti gli Ottomila senza ossigeno e senza portatori di alta quota. «Noi ci siamo sempre aiutati e pensiamo che gli amori, così come le grandi amicizie, si devono reggere su principi di mutualità reciproca. Arriva sempre il momento che uno dei due ha bisogno di un sostegno e fin dal primo momento, nonostante la grande opportunità, ho capito che il mio record lo dovevo conquistare nella vita», aveva affermato Nives Meroi. E insieme hanno superato la malattia di Romano, due trapianti di midollo osseo e poi l’impianto di una protesi d’anca e sono diventati la prima coppia a inanellare l’ascensione di tutti i giganti della Terra.

La loro vittoria è prima di tutto sulla malattia, un esempio di “resilienza”, di capacità a saper aspettare il momento giusto e a non mollare mai. Questo il loro vero record.

L’ultima prova è stata più faticosa del previsto per la grande quantità di neve caduta in questo mese sull’Himalaya, rendendo la via “normale”, quella seguita dai primi salitori, più complessa e faticosa del previsto. Hanno dovuto battere traccia per trovare la strada attraverso due metri di neve fresca, ma alla fine il loro sogno, perseguito con così tanta tenacia, si è realizzato.

E non può non essere orgogliosa di questo primato anche la Grivel, che da più di vent’anni fornisce alla coppia l’attrezzatura alpinistica: piccozze, ramponi, chiodi e caschi.