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“Nach Mailand!” (A Milano!) era scritto sugli elmetti di alcuni soldati austriaci fatti prigionieri sull’Adamello nel 1918 dopo una delle battaglie che, se persa, avrebbe potuto segnare l’invasione della Pianura Padana attraverso la Valtellina e la Valcamonica



Pian di Gembro – È di cultura comune che il baluardo più a ovest contro gli Austroungarici durante il primo conflitto mondiale (1915-18) fosse situato nella zona del Mortirolo, in particolare sui rilievi a est del passo reso famoso negli anni ’90 dalle tappe del Giro d’Italia. Monte Pagano, Varàdega e Seròttini sono i rilievi sulle pendici dei quali esistono importanti evidenze belliche, in buona parte restaurate nelle parti più interessanti o in fase di recupero. Erano situati qui alcuni avamposti della prima linea, che – a seconda dell’andamento delle vicende belliche – si trovava alcuni km più a est, approssimativamente lungo la dorsale di cresta che va dall’Ortles-Cevedale fino alla Presanella-Adamello, e ancora più oltre a sud.



Ma pochi sanno che, in ossequio alla strategia militare del tempo, che prevedeva più linee di difesa successive, una di queste era posta ancor più a ovest, addirittura sopra l’Aprica nella zona del Pian di Gembro, in un luogo assai favorevole per controllare a un tempo Valtellina, Valposchiavo e Val di Córteno (Valcamonica). È di questa estate, proprio qui, il recupero e l’apertura ai visitatori delle gallerie e trincee del Monte della Croce, consistenti in una strada militare, in alcune postazioni in caverna e in piazzola e in una importante postazione terminale in galleria.



Il percorso individuato e ora segnalato permette di entrare in contatto con la realtà delle linee arretrate della Difesa della Valtellina durante la Grande Guerra. Esse facevano parte del cosiddetto “Sbarramento del Poschiavino” e del “Presidio del Passo di Aprica”, tesi a difendere la Valtellina centrale e il valico strategico dell’Aprica, che collegava il settore valtellinese con quello dell’alta Valcamonica. La locuzione “Sbarramento del Poschiavino” può trarre in inganno; in realtà Poschiavino si riferisce al torrente che scende dalla valle elvetica di Poschiavo, posta proprio di fronte a nord. Attraverso di essa sarebbe potuta calare un’invasione austriaca che, violando per un breve tratto la proverbiale neutralità svizzera, avrebbe potuto puntare su Tirano e, di lì, su Édolo e/o Sondrio, aggirando le nostre difese allo Stelvio e al Tonale. Per questo le opere difensive erette dall’esercito italiano, già a partire dal periodo pre-bellico presero il nome di “Sbarramento del Poschiavino”.



Inizialmente esse fecero perno essenzialmente sul Forte Canali (poi Sèrtoli) (nella foto), costruito nell’omonima località sopra Tirano, che con i suoi pezzi da 149 mm. batteva la valle e la Ferrovia Retica (quella dove oggi transita il famoso trenino rosso del Bernina). Con lo scoppio della Grande Guerra e il nostro intervento contro l’Austria, il pericolo si fece maggiore e tutta l’area di Tirano fu trasformata in un vero campo trincerato, con opere di difesa, reticolati, trincee, postazioni di artiglieria, stradelle, mulattiere e teleferiche. Anche il Passo d’Aprica fu fortificato e le opere del Monte della Croce fanno parte di questo insieme di strutture.



La visita al percorso storico-militare, che non presenta alcuna difficoltà e necessita solo del semplice abbigliamento da escursionista, è possibile salendo a Pian di Gembro attraverso la strada indicante Trivigno-Mortirolo, che si diparte dalla statale in prossimità del campeggio. Tra l’altro è possibile visitare in una sola volta sia il sentiero tematico che la Riserva naturale regionale “Pian di Gembro” (d’inverno apprezzato anello di fondo), la quale ospita un microcosmo naturalistico di estremo interesse: quello di una grande e quasi unica torbiera alpina.



Info

Ufficio Valtellina Turismo di Aprica

Tel 0342-746113