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foto del rifugio Italia - di Roberto VitaleA Laguna Negra, 1.100 metri di dislivello sopra Bariloche, nel nord della Patagonia, c’è un rifugio che porta il nome del nostro paese. Il rifugio “Italia” fu costruito per volere dell’allora rappresentante del Club Alpino Italiano in Argentina, Manfredo Segre, che intendeva, con questa opera, rendere più agevole il collegamento tra il rifugio Lopez ed il rifugio San Martin che si trovavano a circa 15 ore di cammino di distanza l’uno dall’altro.

La costruzione venne realizzata nel 1968, dopo la morte di Segre, grazie alle donazioni raccolte da suo genero, Marino Mazzeo, e dal consiglio direttivo del Club Alpino Italiano. Mazzeo, che seguì personalmente i lavori, non vide mai l’opera compiuta in quanto morì in un incidente automobilistico proprio mentre si recava all’inaugurazione.

L’”Italia” è oggi di proprietà del Club Andino di Bariloche , associazione alpinistica fondata nel 1931, ed è gestito da ormai due anni da un gruppo di cinque ragazzi che assicurano l’apertura dello stesso dai primi di dicembre fino alla fine di maggio.

Se in Italia quello del gestore è un lavoro duro, di quelli per uomini veri, in Patagonia, quella del “refugiero” è una figura che appartiene più al mondo dell’epica che non a quello della realtà; gli sforzi per offrire agli alpinisti un’ospitalità decorosa sono infatti enormi. Malgrado le difficoltà, i cinque ragazzi, oltre a darsi da fare per rendere il rifugio sempre più confortevole, hanno la ferma volontà di rispettare il più possibile l’ambiente che li ospita e il loro modo di lavorare la rispecchia pienamente. Innanzitutto nessun mezzo meccanico viene utilizzato per gli approvvigionamenti; il cibo, le bevande e la legna per la stufa vengono trasportati da loro stessi dentro capienti ceste che,una volta riempite, sfiorano i 30 chilogrammi di peso.

Considerato che per riscaldare il rifugio occorrono una ventina di chilogrammi di legna l’ora, si fa presto a comprendere quanto sia forte la volontà a non cedere alle comodità offerte da alternative più impattanti per l’ambiente. La manutenzione del sentiero, che ogni anno centinaia di alpinisti provenienti da tutto il mondo percorrono per raggiungere Laguna Negra, è garantita interamente dai gestori che, manualmente, tutte le primavere, risistemano il tracciato, i ponticelli ed i muri a secco, dopo il rigido inverno. Anche il soccorso degli infortunati è a carico dei cinque, ed avviene preferibilmente a piedi; il servizio di elisoccorso, infatti, viene attivato solo nei casi estremamente gravi. Lo smaltimento dei rifiuti, ad eccezione di quelli organici che vengono utilizzati come compost, viene invece affidato al buon cuore dei clienti,che il più delle volte tornano a valle con zaini molto più pesanti di quando sono partiti.

Per poter mantenere questo loro impegno, sono necessarie però alcune spese che né loro, né il Club Andino di Bariloche sono in grado di sostenere. In primo luogo bisogna acquistare una turbina idroelettrica che generi corrente e di conseguenza calore, preservando cosi’ la foresta che da ormai 30 anni fornisce la legna per il riscaldamento e la cucina, anch’essa da sostituire con una più moderna. Per non disperdere il caldo e risparmiare energia, è necessario poi isolare termicamente i locali ed acquistare doppi vetri che le bufere invernali non distruggano tutti gli anni.

Si dovrebbe poi ottimizzare il sistema di smaltimento delle acque nere che al momento è piuttosto impattante, malgrado le migliorie apportate ultimamente.

L’acquisto di un cavallo, infine, scongiurerebbe anche per il futuro l’uso di elicotteri, motoslitte e mezzi meccanici di altro genere. Per le opere sopra elencate, e per altre ancora, i refugieros ed il Club Andino Bariloche stanno cercando degli sponsors; per la manodopera, sicuramente, non ci saranno problemi…



L’associazione milanese “Specchio del mondo” ha aperto, presso la Banca Etica, un conto corrente per la raccolta dei fondi. Il c/c è il nr.100074 – ABI 5018 – CAB 12100. Causale “Rifugio Italia”.



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