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Luca Mercalli e Daniele Cat Berro, ricercatori della Società Meteorologica Italiana (SMI), come ogni inizio di settembre, sono saliti in alta Valle Orco e Soana (TO), sulle pendici del Gran Paradiso, per misurare le variazioni di fine estate del ghiacciaio dello Ciardoney, osservato speciale dal lontano 1972.

“Nonostante l’inverno molto nevoso in alta quota sulle Alpi occidentali – si legge nel sito www.nimbus.it – , anche quest’anno il bilancio di massa è stato negativo, pari a -1,45 m di acqua equivalente nell’insieme del ghiacciaio, molto simile alla situazione osservata nel settembre 2017 (-1,39 m) e alla (sfavorevole) media dei precedenti 26 anni di osservazione (-1,31 m). Massiccio anche il regresso della fronte, -15,5 m, valore che porta a quasi 460 m il ritiro complessivo dalle prime misure del 1972″.

L’articolo integrale, pubblicato su Nimbus, propone un approfondito report inerente le misurazioni 2018, accompagnato da un interessante dossier fotografico: leggi l’articolo completo

Il ritiro dei ghiacciai alpini pare ormai inesorabile, perchè neppure inverni particolarmente nevosi permettono loro di superare indenni le torride estati degli ultimi decenni. I mesi di luglio e agosto 2018 sono stati estremamente caldi, con temperature costantemente oltre le medie, anche alle quote di 3/4000 di altitudine.

Come si ritira un ghiacciaio. Quando le riserve di neve si esauriscono – negli ultimi anni solitamente ciò accade verso la metà di luglio – i ghiacciai restano  scoperti, esponendo le loro parti più scure ai raggi solari. Esattamente come quando indossiamo un vestito nero o viaggiamo su un’automobile scura, il surriscaldamento diventa ancor più veloce e intenso, perchè solo i colori chiari – pensate alla neve – sono in grado di riflettere i raggi solari. Questa condizione  innesca un intenso processo di fusione, percepibile direttamente, a occhio nudo, osservando i fragorosi ruscelli di scorrimento delle acque, che scavano larghi solchi sulla superficie e nelle profondità del ghiacciaio.

Lo stato di salute generale dei ghiacciai alpini ci lascia purtroppo senza parole: oltre il 99% di essi, ogni anno, si assottiglia e si stima che entro la fine del secolo l”80% scomparirà, lasciando del ghiaccio solo sulle grandi calotte glaciali sopra i 3500-4000 metri, con conseguenze che pochi sino ad oggi avevano immaginato (perché, in realtà, ciò che sta accadendo è esattamente ciò che i modelli climatici già dicono da anni e anni…). Basti pensare all’impatto di tale “estinzione” sugli ecosistemi alpini, sulle economie e sulle comunità, con effetti seri e preoccupanti  legati alla disponibilità di acqua e al dissesto idrogeologico.

Sempre più, nel corso degli ultimi anni, vediamo e viviamo gli effetti dei cambiamenti climatici. I segni sono quotidiani e inequivocabili. Fino a qualche anno si diceva: “Se non facciamo qualcosa, potrebbe accadere …”. Ora siamo entrati in una nuova fase: “ non abbiamo fatto ed ecco che sta accadendo”.
Lo Ciardoney rappresenta una preziosa sentinella ambientale: ogni anno, fornisce segnali chiari e inequivocabili che la Società Meteorologica Italiana traduce in messaggi semplici e comprensibili. Forse le lobby economiche, alcuni politici e il fronte dei negazionisti dei cambiamenti climatici non sapranno nè vorranno comprenderli, ma i nostri figli sì. E nella partita dello sviluppo sostenibile, fortunatamente, le nuove generazioni hanno e avranno un ruolo centrale.
Per questo, Ciardoney è un ghiacciaio che parla alle persone. Ascoltiamolo!

foto credits: www.nimbus.it

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