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Durante questa estate 2006, che volge ormai al termine, sulle Dolomiti bellunesi si è sostanzialmente parlato di tre argomenti: del meteo, prima bello poi brutto; del grande lago del Centro Cadore, prosciugato dalle esigenze delle pianure; e dei numerosi incidenti in montagna, quest’anno più frequenti del solito.



Fino a fine luglio, l’estate è stata caratterizzata da condizioni meteo assolutamente eccellenti, con temperature costantemente sopra la media, il che ha favorito un sensibile incremento di arrivi e presenze turistiche e un’intensa attività escursionistica e alpinista sull’intera area. I locali operatori turistici hanno così potuto sperare in una stagione, finalmente, di riscatto, in termini di giro d’affari. Tale aspettativa si è dovuta però ridimensionare ad agosto, quando le numerose e fredde giornate perturbate hanno scoraggiato molti villeggianti: alcuni hanno rinunciato alle ferie in quota, altri le hanno accorciate.

Da segnalare il ritorno della neve appena sopra i 2000 m in almeno 3 episodi di maltempo, fenomeno che ha regalato un paesaggio surreale e suggestivo.



La mancanza di precipitazioni nei mesi di giugno e luglio ha avuto però un pesante risvolto: per soddisfare le assetate campagne di pianura si è deciso di svuotare i bacini in quota. Tra tutti il maggiormente penalizzato è stato quello del Centro Cadore, con il risultato di aver compromesso fortemente il paesaggio e trasformato il noto lago in sponde spoglie ricoperte di fango e con buona parte del fondo affiorante. Una situazione intollerabile per un Cadore che sta cercando un riscatto dell’economia del turismo e che ha scatenato l’ira degli amministratori locali.

Una buona notizia è successivamente arrivata dalla Regione Veneto che, per scongiurare il ripetersi dell’episodio nel corso del prossimo anno, avrebbe già avviato un progetto per il riutilizzo delle cave dismesse di pianura per l’accumulo di acqua, evitando quindi di attingere dai bacini montani.



La cronaca estiva locale è stata purtroppo costellata anche da molti morti e feriti in incidenti capitati lungo i sentieri di montagna e sulle vie ferrate, ma anche sulle strade prese d’assalto da auto e moto. Particolarmente intenso il lavoro cui sono state sottoposte le Forze dell’ordine e gli uomini del Soccorso alpino, chiamati spesso a intervenire a causa dell’imperizia e della poca prudenza di chi si avventura in quota, di frequente sottovalutando le condizioni meteo non favorevoli e sopravalutando le proprie capacità fisiche e cognitive nell’affrontare l’ambiente montano.





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