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Che giornata! La quarta (20.07.05) di Cornizzolo Cup, per la precisione. Siamo tutti stanchi, ma felici. Com’era nelle previsioni, il vento da nord alle basse quote è calato e la giornata fin dal primo mattino si è mostrata volabile alla grande. Questa volta i piloti non nicchiavano per prendere il pulmino, tutti, belli pronti ed in fila per salire sul primo. Marcello in pratica non aveva dovuto annunciare nessuna navetta per spronarli, tanto erano già tutti lì.



Già ben prima delle undici, il decollo del centrale era percorso da costanti cicli di termica e numerose vele delle termocavie (che ieri si guardavano bene dall’andare in volo), oggi giravano allegramente lungo i crinali.

Che fosse volabile bene ed in assoluta sicurezza era chiaro anche ad un neo-brevettato. Le termiche che si staccavano sotto il decollo erano costanti e lineari, la turbolenza – se c’era- era proprio minima.



Damiano, sulla cima osservava le nuvole; lo avevo raggiunto perché solo lì prendeva il telefonino, attrezzo indispensabile per i collegamenti in diretta con radio Circuito Marconi. Me ne andavo in giro come un rabdomante tecnologico a cercare il ‘campo’ che non c’era. Non so se molti hanno sperimentato questa esperienza, solitamente, il campo o c’è o non c’è… ma le cose non sono esattamente così, per esempio: al Cornizzolo telefonini non prendono, ma c’è quel determinato paletto del guardrail dove prendono. Lo stesso vale in cima: qui sì, e qui no. Ma tra un qui e l’altro, ci sono pochi centimetri di distanza. Alla fine, con una linea che andava e veniva sono riuscito a fare il collegamento e con una piccola introduzione ho presentato Damiano e poi l’ho fatto parlare di meteo (sa parlare bene). Dopo questo broadcasting che sicuramente sbancherà l’auditel, siamo scesi per il briefing.



“Condizioni meteo ideali”, aveva detto Damiano ai radioascoltatori, almeno 90 km di manche.

Ma Giorgio Corti e la commissione piloti erano in vena di strafare: “ne facciamo 100? O cosa?”

Era finita che avevano optato per 110 km!

Proprio così, la più lunga manche di coppa del mondo degli ultimi anni (quattro o cinque). Il bello è che nessun pilota si era lamentato o aveva mostrato il minimo dubbio, nessuno che manifestasse timori sul percorso e nessuno che lamentasse questa o quella boa troppo difficile.



Alberto Castagna aveva poi radunato la numerosa squadra italiana ed aveva spiegato loro i passaggi migliori su questo percorso; poi, alle tredici, il decollo. Si è trattato di uno spettacolo stupendo. Il cielo era azzurro profondo, le termiche erano grandi e organizzate sebbene si formassero pochi cumuli; sopra di noi si distinguevano sbuffi eterei di vapore che indicavano le zone di termica. Centotrenta vele sono partite in una quindicina di minuti e si sono messe a termicare tutte sopra di noi. Ad un certo punto si sono raggruppate tutte nella stessa termica che sarà stata a 2000 metri di quota. Centotrenta piloti, una sola termica BLU. Non so se si tratti di un record ma sicuramente è un bel numero. Noi dell’organizzazione, rimasti in basso con il naso all’insù, eravamo rosi da un’invidia colossale. Per loro in volo deve essersi trattato di uno spettacolo indimenticabile. Alle 13,30, Start. Il percorso prevedeva: Faro di Brunate a Como, Ritorno a Lecco (monte San Martino), Palazzago (in bergamasca), Alpe del Vicerè (vicino ad Erba), Campanone della Brianza a Colle Brianza, atterraggio a Suello. Cercatevi una cartina e date un’occhiata al giro.

Dopo 45 miniti i primi erano di ritorno da Como e transitavano sull’atterraggio; 45’ per percorrere questa distanza: in macchina ci si impiegherebbe un’ora e mezza.



Solamente dopo più di un paio d’ore abbiamo cominciato a ricevere le telefonate dei primi che avevano bucato ed i primi sono arrivati in goal dopo 4h e 8’. Ai primi tre posti si sono piazzati i soliti tre svizzeri: Witschi, Maurer, Wyss, e dietro di loro molti altri. In atterraggio parlando con un giornalista dicevo che l’unico modo di fermare questi ragazzi sarebbe di tagliargli i cordini; Wyss, accanto a me (che comprende l’italiano) ha sorriso con un’espressione di soddisfazione in viso.

Degli italiani , il primo è stato Loris Berta, un pilota in grande crescita, che è arrivato ventesimo, poco dopo è arrivato Jimmy Pacher, poi nulla.

In atterraggio ho chiesto ad un po’ dei migliori cosa pensassero della manche: il parere unanime di Witschi, Maurer, Wyss, Torsten Siegel, Berta, Goldsmith, Hofer e qualcun’altro ancora è che si è trattato di una manche molto bella, in condizioni forti ma sicure, con il tratto finale sulla pianura molto difficile e selettivo. Un grande divertimento. Hofer, con il suo vocione baritonale, aveva aggiunto che secondo lui era un po’ lunga e sarebbe stato meglio se fossero partiti un poco prima, perché l’ultimo pezzo sulla pianura era stato molto difficile e selettivo.



Rimaneva solo un problema: verificare che tutti i 110 piloti rientrassero alla base. Alle otto, Cristina, Valeria e Francesco, registravano il rientro dell’ultimo pilota. La giornata era finita, una di quelle che ricorderemo per un bel po’ di tempo.



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