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Quando di sente parlare di Green Economy sorge spontanea un’associazione tra lavoro, economia e natura. Ma l’inglesismo adottato non riesce a comunicare l’enorme potenziale di questo gigantesco settore dell’economia.

Dopo questa sintetica e dovuta premessa, facciamo un salto in un piccolissimo paese delle Alpi, per l’esattezza a Ponte in Valtellina, sulla sponda retica della vallata a una manciata di chilometri da Sondrio. Vi chiederete quale sia il nesso tra un luogo così locale e un concetto global come quello della Green Economy. La risposta è molto semplice e la possiamo trovare nello slogan “pensare globale, agire locale”, in circolazione da alcuni anni e oggi adottato da illustri scienziati come da semplici cittadini e lavoratori.

Giunti a questo punto le premesse fatto sono ben due; grazie ad esse abbiamo preparato il terreno – molto fertile – per entrare nel vivo del tema trattato nei giorni scorsi proprio a Ponte in Valtellina, nel corso di un incontro promosso da Regione Lombardia e ERSAF nell’ambito del progetto Montagna Futuro. Titolo della giornata: “Green Economy e risorse naturali: motore per lo sviluppo della montagna“.

Un appuntamento molto stimolante, arricchito da idee e spunti proposti da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana e professionista oggi diffusamente impegnato nella divulgazione scientifica di tematiche di grande attualità, come quelle legate ai cambiamenti climatici.  Una giornata di lavoro incentrata su una serie di capisaldi, temi portanti di “Montagna Futuro”:

  • Cambiamenti climatici e impatti sulla montagna
  • Energie rinnovabili, settore idroelettrico e innovazione
  • Bosco – legno e risorse primarie
  • Paesaggio, tutela e valorizzazione
  • Green community e servizi ecosistemici
Ponte in Valtellina, sul versante retico della Valtellina

Ponte in Valtellina, sul versante retico della Valtellina

Il messaggio è chiaro. Il clima del mondo sta cambiando, le città sono sempre più calde, i ghiacciai si stanno sciogliendo e la specie umana sta addentrandosi in una nuova era: un sentiero inesplorato per l’homo sapiens, costellato di molti rischi e presumibilmente anche di qualche opportunità. In questo nuovo contesto globale, la montagna e le comunità che vivono nelle aree montuose possono giocare un ruolo importantissimo, agendo proprio a livello locale. Ipotizziamo possa accadere esattamente il contrario di ciò che accadeva nel primo dopo-guerra, quando si scendeva in città per lavorare: ora è tempo di salire.

Come? Diciamolo subito: in vari modi e sviluppando percorsi e progetti di ampio respiro temporale. Un’opportunità suggerita da Luca Mercalli, ad esempio, è quella di ospitare sempre più persone nel corso della stagione estiva, mesi caldissimi, duranti i quali le città diventano luoghi torridi e poco ospitali, soprattutto per persone anziane, bambini e ammalati. Stiamo parlando di una sorta di “mercato turististico della frescura“, che andrebbe ad attrarre anche molti professionisti grazie al tele-lavoro. Pensate a quanti milanesi potrebbero trovare refrigerio sui monti della Valtellina, ad altitudini intorno ai 1000 metri. Un’ipotesi che contribuirebbe a concretizzare lo sviluppo della montagna, offrendo nuovi posti di lavoro e  favorendo il recupero di borghi abbandonati . Un percorso che sosterrebbe l’allontanamento dalla “mono-coltura” o “mono-cultura” dello sci, settore ampiamente in crisi, indebitato e messo alla prova dai cambiamenti climatici, perchè la neve , se arriva, arriva tardi (e quella artificiale richiede freddo, ormai raro, oltre a ingenti investimenti) e oltretutto dura sempre meno.

Le ricadute, oltre che ambientali ed economiche, sarebbero anche di natura sociale. Avremmo comunità socialmente più ricche, paesi di montagna popolati da nuove generazioni, impegnate in differenti settori dell’economia e della vita sociale, con un’ampia schiera di figure attive, …. non solo camerieri, maestri di sci e albergatori (con il massimo rispetto per ognuna delle figure professionali citate). Bensì nuovi allevatori, educatori, guide, insegnanti, e chi più ne ha più ne metta, perchè la green economy è motore di sviluppo basato su creatività e innovazione.

Alcuni esempi concreti sono stati presentati a Ponte in Valtellina:

  • Nel settore idroelettrico, le aziende Edison e A2A sono attive – da decenni – a livello locale. Producono energie rinnovabili, creano occupazione e guardano al presente-futuro con nuove iniziative smart e amiche dell’ambiente.
  • La filiera bosco-legno è impegnata nella valorizzazione delle risorse naturali della Valtellina, spostando l’acquisto della materia prima dalla vicina Svizzera alle aziende boschive locali e favorendo percorsi di certificazione e controllo qualitativo dell’intera fliera del bosco, fonte inesauribile di energia e lavoro.
  • Il recupero degli alpeggi, quale strada per salvaguardare mestieri e prodoti locali. Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, è impegnato su questo fronte anche in Valtellina, attraverso il recupero degli alpeggi delle Alpi Predoria e Madrera.
  • L’energia verde dei torrenti con le centrali di microgenerazione, con l’esempio dell’impianto idroelettrico denominato “Sponda soliva” realizzato proprio sopra Ponte in Valtellina. Un esempio di collaborazione tra i settori pubblico e privato, che ha saputo unire la produzione di energia elettrica con il rispetto dell’ambiente, creando ricadute positive per la comunità locale (vari km di nuove condotte idriche; acqua sempre disponibile per l’irrigazione dei meleti; basso impatto ambientale e acustico).

É ormai chiaro che i cambiamenti climatici non sono più una visione del futuro o una previsione profetica. Essi sono una realtà e abbiamo cominciato a viverli. Gli impegni a livello planetario, ratificati nel corso di diversit Summit – l’ultimo si è svolto a Parigi nel dicembre del 2015 – mirano a contenere il surriscaldamento globale del pianeta entro i due gradi centigradi. Chiaramente siamo in ritardo, evidentemente le politiche d’oltreoceano capitanate da Mr. Trump non aiutano, ma da parte nostra possiamo concentrare le nostre energie su ciò che si può sviluppare a livello locale. L’ incontro di Ponte in Valtellina è una viva testimonianza e dimostra che si può fare bene e molto, soprattutto in montagna, ove la cultura del limite rappresenta un elemento storicamente fondante ( … e la nostra società globale ha bisogno di limiti, per consumare meno risorse e utilizzarle meglio).

Montagna Futuro continua il suo percorso e vi dà appuntamento a novembre, nell’ambito di un forum che si svolgerà a Milano (date e programma disponibili a breve).

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