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Inequivocabili tracce del lupo sono state rinvenute a sud di Aprica, sulle Alpi Orobie nord-est, nel territorio dell’Azienda faunistico-venatoria Belviso-Barbellino, che si estende per alcune centinaia di km² tra le province di Brescia e Sondrio lambendo quella di Bergamo.

Una zona che dall’Aprica arriva a Valbondione, comprendendo il Torena, il Gleno, il Telènek e il Sèllero al confine con la Valle di Scalve. La conferma del suo ritorno nei boschi delle Valli Belviso e Campovecchio, dai quali mancava da quasi un secolo, è giunta dagli esami condotti dal laboratorio di genetica dell’Istituto Nazionale per la Fauna selvatica di Bologna su due campioni di feci raccolti dal personale di vigilanza della riserva di caccia della Val Belviso. Gli studiosi non hanno dubbi sul fatto che si tratti di un lupo italiano. Bisogna stabilire se si è in presenza del «canide» (proveniente dal cantone svizzero dei Grigioni) o di un esemplare che vive sull’Appennino. Secondo Guido Tosi, direttore scientifico dell’Azienda faunistico-venatoria, «la notizia del ritorno del lupo non deve preoccupare: l’animale non rappresenta un pericolo e nessuno ha intenzione di fargli del male». Di certo, tuttavia, c’è che un altro esemplare, sconfinato nel settembre 2001 dalla Svizzera in Valchiavenna (in provincia di Sondrio), dopo diverse stragi di pecore e capre, venne abbattuto non appena ritornato in patria. Del Le Alpi Orobie nord-orientali, testata delle Valli di S. Antonio (Foto A.Stefanini)resto, per secoli il grido di battaglia di pastori e contadini è stato: «Dagli al lupo!», l’animale più odiato delle montagne per le cattive abitudini di cibarsi di animali fondamentali per una povera economia agro-pastorale. Lo odiavano e combattevano, infatti, perché sbranava pecore e vitelli, creando il vuoto tra le greggi e nelle mandrie, spaventando le persone nei villaggi e nelle baite isolate.

L’odio si acuiva soprattutto nei lunghi e gelidi inverni, quando la fame scatenava il lupo al punto da non temere la presenza umana ed entrare negli ovili o nei recinti per fare scorta di carne ed assicurarsi la sopravvivenza durante i freddi mesi alpini. Correva per chilometri – ne copre anche quaranta per notte – in mezzo alla neve, alla ricerca di cibo; la sua forza gli deriva dall’organizzazione societaria in branco. Simbolo di coraggio e invincibilità, per secoli è stato perseguitato dall’uomo: mentre in Asia, America settentrionale e Nord Europa è riuscito a sopravvivere grazie alla grande estensione dei territori spopolati, in Italia è stato praticamente eliminato. Qualche esemplare ha resistito sull’Appennino ed ora qualche altro è tornato sull’arco alpino. Dunque, il lupo si aggira sulle nostre montagne.

“È ancora presto, tuttavia, parlare di ricolonizzazione della catena orobica”, spiegano gli esperti, alla luce dei risultati dell’esame del Dna. “Non si sa ancora, infatti, se il lupo presente sulle Alpi Orobie faccia parte di un piccolo branco oppure si sia messo in cammino in completa solitudine. Ancora, non è possibile ipotizzare una presenza sul posto del lupo, dal momento che dovrebbe trattarsi di un giovane esemplare in fase di dispersione”. Il lupo è un animale che vive in branchi, con una struttura sociale molto sviluppata grazie alla sua intelligenza, ma i giovani maschi, all’età di uno-due anni, si allontanano dal gruppo di appartenenza alla ricerca di un loro territorio. La notizia del ritorno dell’animale in terra lombarda ha suscitato curiosità ed ha anche rallegrato gli animi delle persone che da anni sono impegnate al miglioramento delle condizioni ambientali e faunistiche, sforzandosi di salvaguardare le specie. Del lupo – della cui presenza sulle Orobie ora si ha certezza scientifica – si erano già accorti i pastori della Val Belviso, nei pressi dell’Aprica, che avevano trovato i resti di alcune pecore e capre sbranate da fauci inconfondibili. Un’ipotesi avvalorata anche dalla drastica diminuzione di mufloni, introdotti nella riserva negli anni Cinquanta, sbranati con ogni probabilità dal lupo, animale di grande fascino e di pessima reputazione.