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«I miei primi ramponi erano di papà, la mia prima piccozza, per salire il Breithorn occidentale, addirittura di nonno Luigi, anche lui guida alpina, ed entrambi di marca Grivel», afferma Hervé Barmasse che, anche nell’attrezzatura alpinistica, ripercorre la storia di famiglia.
Hervé Barmasse, giudicato da Reinhold Messner uno dei migliori alpinisti contemporanei, viene da una famiglia con una lunga tradizione e passione per la montagna con bisnonno, nonno e papà guide alpine del Cervino. Peraltro il destino è nel loro cognome, che deriva dalla radice celtica “barma”, dal significato di masso, roccia.

Usando ramponi e piccozze di famiglia ha provato con mano l’evoluzione dell’attrezzatura alpinistica. «Nonno Luigi aveva sì due piccozze, ma simili, entrambe con il manico in legno, seppure di differente lunghezza. Ai suoi tempi non si parlava ancora di piccozze per i vari tipi di salite su ghiaccio, tanto meno si pensava alle competizioni. – continua Hervé – Ho visto l’evoluzione della piccozza con la “Rambo”, prodotta da Grivel, che già era rivoluzionaria per la curva del manico in fondo. Poi è arrivato il vero cambiamento con la “light machine” che, anticipando le forme attuali, ha cambiato il modo di scalare il ghiaccio. La lama diventava un appoggio ideale. E poi anche le lame hanno subito delle evoluzioni, vedi quelle tubolari, per spaccare meno il ghiaccio. Ho ancora la mia prima “light machine” cui sono molto affezionato». Hervé, da attento utilizzatore degli attrezzi scelti con cura in base al tipo di ascensione, sottolinea anche l’evoluzione della dragonne, il laccio che correda le piccozze. « All’inizio le piccozze avevano cordini che si fissavano all’imbraco e sul quale si scaricava parte del peso del corpo, poi con le dragonne ai polsi il peso veniva scaricato sulle braccia e infine per una progressione più “pulita” si sono tolte. Solo in montagna si usano ancora. Ma sono degli elastici e servono solo, in caso di errore, a non far cadere le piccozze sino alla base della parete».

Hervé Barmasse con piccozza Grivel

Hervé Barmasse con piccozza Grivel

La vera rivoluzione dell’attrezzatura alpinistica però è costituita dai ramponi a dieci e poi a dodici punte. «Ci sono due oggetti che si studiano nella storia dell’alpinismo, come la prima salita del Monte Bianco e del Cervino. Sono la suola Vibram e i ramponi Grivel! – continua Hervé Barmasse – Senza i ramponi Grivel, soprattutto i dodici punte, l’alpinismo non sarebbe progredito». Diventando inutile intagliare gradini nel ghiaccio anche le piccozze sono cambiate di conseguenza. Sono seguite le fortunate intuizioni dei ramponi ultraleggeri e poi ancora degli attacchi semiautomatico e automatico. «E io ho sempre e solo usato Grivel per una questione di fiducia. Se mi venisse a mancare un rampone potrei trovarmi in serie difficoltà e so che con il materiale Grivel sono tranquillo. Persino riguardo al casco, il modello Stealth mi ha fatto venire la voglia di usarlo. Sembra un cristallo del Monte Bianco, è adattabile a qualsiasi testa e per la sua leggerezza e comodità non lo si sente, come l’aereo invisibile ai radar. Lo Stealth rende più facile l’uso del casco agli alpinisti della mia generazione che lo indossavano solo saltuariamente», aggiunge Hervé.

Il nome di Hervé Barmasse è legato a importanti ascensioni realizzate in tutto il mondo: la via nuova aperta in solitaria sul Cervino, la prima salita della Parete Nord Ovest del Cerro Piergiorgio e la nuova via sul Cerro San Lorenzo in Patagonia, la prima ascensione del Beka Brakay Chhok in Pakistan e altre ancora. Nel 2010, alla sua prima esperienza come regista, firma “Linea Continua”, film che racconta la realizzazione di una nuova via sul Cervino, insieme al padre Marco. Nel 2012 è la volta di “Non così lontano”, documentario che racconta Exploring the Alp, il progetto che l’ha visto protagonista nel 2011 con l’apertura di tre nuove vie sul Monte Bianco, sul Monte Rosa e sul Cervino. Entrambi i film hanno vinto importanti riconoscimenti internazionali. Nel marzo 2014 concatena le quattro creste del Cervino in solitaria e invernale: un nuovo exploit. Nel 2015 pubblica il libro autobiografico “La montagna dentro” con il quale vince il premio Leggimontagna 2015. Il libro ha avuto grande successo, è alla sua seconda ristampa ed è stato tradotto in francese. Nel 2016 si è sottoposto a un delicato intervento alla colonna cervicale e al ginocchio sinistro, per poi lavorare duramente, con sedute di fisioterapia e di allenamento, per ritrovare la forma fisica e realizzare l’obiettivo di salire il suo primo Ottomila. A metà maggio 2017 con David Göttler in tredici ore è salito dai 5.800 metri del campo base fino a quota 8.024, quasi in cima allo Shisha Pangma. Mancavano gli ultimi tre metri, molto pericolosi, e ha rinunciato a completarli. Per qualcuno è stata una sconfitta, per lui è stata la differenza tra la vita e la morte.  «Tutti hanno un loro “Ottomila” e niente è più importante che perseguire i propri obiettivi e lavorare con passione per essere sereni e felici», conclude Hervé Barmasse.