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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Nella vecchia fucina di Dolonne, una pietra di sostegno di un maglio porta incisa la data 1818: la Grivel – Mont Blanc, ditta tra le prime al mondo nella produzione di attrezzatura alpinistica vanterà presto duecento anni di storia. Valter Grivel, fabbro e guida alpina è la memoria storica della ditta omonima, fondata dal bisnonno “Domeniche, fu Cassien, nato a Villeneuve nel 1831, emigrato a Courmayeur” come sta scritto sul retro di un suo ritratto. «A Dolonne aveva comprato una vecchia officina in cui già si facevano chiodi per le scarpe. – racconta Valter Grivel – Nella seconda metà dell’Ottocento tutti in inverno usavano le scarpe chiodate per non scivolare sul ghiaccio sui sentieri o anche nelle viuzze del paese con il fondo gelato. Nella fucina, non solo si forgiavano attrezzi agricoli e si affilavano lame e picconi, ma si trasformavano anche i picconi in piccozze, con manici lunghi, da usare sui ghiacciai». La Società delle guide alpine di Courmayeur, la prima del versante meridionale delle Alpi e la seconda al mondo, nasceva nel 1850, anche se ne veniva formalizzata la costituzione solo nel 1868. E le guide locali non potevano che rifornirsi per la loro attrezzatura dal fabbro locale, Dominique Grivel, presto affiancato dal figlio Henri.

Gli anni in cui Domeniche Grivel acquista la fucina sono quelli in cui emerge il “principe” delle guide di Courmayeur, quell’Emile Rey di cui anche Giosué Carducci ricorda il colpo vibrato dalla picca, ovviamente a marchio Grivel. «I registri dell’epoca datano le prime piccozze di Emile Rey al 1871 – afferma Valter Grivel – Molto più alte delle attuali, servivano a camminare e a far scalini nel ghiaccio. Le annotazioni delle piccozze di Adolphe Rey compaiono nel 1900. Tutti i lavori eseguiti venivano registrati e quando erano pagati, anche un anno dopo, il bisnonno e poi il nonno tiravano una riga sopra».

La svolta per l’officina arriva nel 1909 quando dal nonno Henri, “forgeron e serrurier, fabricant de pics et rampons pour glace”, come recita la sua carta intestata, giunge l’ingegnere inglese Oscar Eckenstein con degli schizzi per fabbricare dei nuovi “ferri” da calzare sulle scarpe per andare in montagna. Henri Grivel realizza quei “ramponi moderni” con la maestria del buon fabbro artigiano e il sesto senso del montanaro. Il successo è immediato, tanto che il 30 giugno 1912 sulla seraccata del ghiacciaio della Brenva si organizza il primo “Concours de cramponneurs”, una competizione di scalata su ghiaccio ante litteram tra guide e portatori di Courmayeur. Vince la guida Alphonse Chenoz con i ramponi a marchio Grivel – Eckenstein. «Il nonno però non era riuscito a brevettare il modello, perché i topi gli avevano mangiato buona parte dei disegni originali, assieme ad alcuni registri. – continua Valter Grivel – Accanto alla fucina c’era anche un mulino, già acquistato dal bisnonno e mantenuto in attività fino agli anni Trenta. Era inevitabile che la farina attirasse i topi. I ramponi comunque furono un successo e presto il marchio divenne Grivel – Courmayeur con accanto la lancetta dell’orologio, scelta come logo forse per ricordare la precisione, da orologio».

Dei suoi quattro figli, Camille e Aimé, dapprima lo affiancano e poi ereditano l’officina al cinquanta per cento, mentre Laurent, esercita la professione di guida a tempo pieno e Lydia va sposa a Walter Hurzeler, falegname e produttore di sci. «Anche Camillo e Aimé erano guide e sulla base della loro esperienza e degli alpinisti che si servivano da loro, cominciavano a modificare piccozze e ramponi. – aggiunge Valter Grivel – Nel 1929 Laurent inventa il rampone a dodici punte, cioè con le due punte frontali rivolte in avanti per la progressione frontale e nel 1933 nascono i “superleggeri”, con l’acciaio speciale CNM, cioè cromo, nichel, molibdeno, creato dalla Cogne. Li hanno usati tutti i migliori alpinisti dell’epoca da Boccalatte a Gervasutti, dalla Scuola Militare Alpina ad Arturo Ottoz».

Negli anni Trenta l’officina Grivel produce circa cento paia di ramponi e cento piccozze all’anno e solo su ordinazione, continuando la produzione di attrezzi agricoli. Gli stessi Camille e Aimé, oltre che fabbri e guide, sono anche agricoltori, e l’officina costituisce soprattutto il lavoro invernale. Dopo il 1935 con l’affermarsi del rampone super leggero, la produzione diventa continua per la richiesta aumentata e la fornitura dei negozi di articoli sportivi. Nel 1935 Camille sposa Alida Ottoz di Dolonne e dal matrimonio nascono Delia e nel 1939 Valter. «Il mio nome si scrive con la V perché lo zio Walter Hurzeler, che era anche mio padrino di battesimo, quando era andato a denunciarmi all’anagrafe, aveva trovato un solerte impiegato che si atteneva rigidamente alle indicazioni del regime e non poteva usare una lettera che non c’era nell’alfabeto italiano», spiega Valter Grivel.

Sin da quando ha quindici anni Valter Grivel trascorre le estati a lavorare in officina con il papà, lo zio Aimé e tre operai assunti negli anni del primo dopoguerra. E’ addetto a praticare i fori nelle lastre di metallo da cui si ritagliano i ramponi e poi a fucinare le piccozze. «In due fucinavamo venti piccozze al giorno, grezze. – puntualizza Valter Grivel – Poi c’era ancora molta lavorazione, perché dovevano essere molate, affilate, lucidate. Quindi si andava a cercare il frassino per i manici; e il legno doveva essere messo ad asciugare per parecchi anni perché non si deformasse». Per rifinire i ramponi invece c’era la “barilatura o burattatura”, che consisteva nel metterli con carbolina e segatura di abete, in un recipiente a forma di barile che l’acqua faceva rotare intorno al proprio asse per 24, 48 ore, per pulire, levigare e lucidare il metallo. Il marchio Grivel si fa conoscere nel mondo e a partire da quella francese all’Annapurna tutte le spedizioni agli Ottomila degli anni Cinquanta e Sessanta sono equipaggiate con piccozze e ramponi forgiati a Courmayeur. Tra la documentazione in possesso di Valter ci sono le lettere autografe di ordinazione e ringraziamenti dei capi spedizioni dell’epoca, Sir John Hunt, Ardito Desio, Lucien Devies, poi Edmund Hillary e Hermann Buhl e più avanti dei migliori alpinisti italiani e stranieri, da Walter Bonatti a Cesare Maestri, da Kurt Diembergher a Edouard Frendo, da Jean Franco a Piero Ghiglione. A frequentare l’officina non mancano le guide alpine di Courmayeur e tra di loro quel Toni Gobbi che, arrivato in Valle d’Aosta come ufficiale degli Alpini, innamoratosi del Monte Bianco e di Romilda Berthollier, figlia del gestore del rifugio del Pavillon du Mont Frety, ha portato linfa nuova alla Società delle guide. Il suo negozio di articoli sportivi nel centro di Courmayeur, punto di vendita anche della Grivel, diventa un riferimento per tutti gli alpinisti, più o meno famosi. «Anche Tenzing Sherpa, conquistatore dell’Everest con Hillary, era venuto da noi in officina. – ricorda Valter Grivel – Molti arrivavano a farsi fare i ramponi su misura come Louis Lachenal che aveva subito delle amputazioni ai piedi dopo l’Annapurna. Per i fratelli Osvaldo e Arturo Ottoz invece avevamo fatto piccozze speciali in acciaio inox, molto difficile da lavorare, perché sostenevano che il loro sudore ossidasse velocemente il metallo. Anche Walter Bonatti ci portava i suoi scarponi per fargli i ramponi su misura. Nel 2001 mi ha regalato parte della sua attrezzatura, tra cui una vecchia piccozza e dei vecchi ramponi con cui ha fatto delle scalate importanti come la prima invernale della Sentinella Rossa, la via della Poire, la prima invernale del Gran Pilier d’Angle, l’Aconcagua, la cresta di Peuterey in solitaria. In una lettera in cui mi ringraziava mi accludeva anche il curriculum di ramponi, piccozza e scarponi».

Quando Camille e Aimé si ritirano, l’officina viene ereditata in parti uguali dalle quattro figlie di Aimé, Franca , Elsa, Laura e Anna, e da Delia e Valter, ma a continuare il lavoro ci sono in realtà solo Valter e poi Vittorio Bigio, guida alpina, marito di Anna. «Siamo andati avanti per una ventina d’anni, poi nel 1982 l’officina è stata venduta in toto a un gruppo capitanato da Gioachino Gobbi, figlio di Toni, che l’ha spostata da Dolonne al capoluogo, vicino alla sorgente sulfurea. – continua Valter Grivel – Però il lavoro mi piaceva troppo e ben presto sono rientrato nella società con il 20% delle quote che mantengo tuttora». Valter Grivel, guida alpina oltre che fabbro, ha lavorato in officina fino al 1997, anno del pensionamento. La ditta, che ha avuto fino a ventidue dipendenti, nel corso degli anni ha forgiato attrezzi non solo a marchio Grivel, ma anche per la Cassin e per la casa americana di Yvon Chouinard, poi creatore del marchio “Patagonia”. «Progettavamo materiale nuovo con gli alpinisti, si provavano i prototipi, si facevano modifiche. Così abbiamo prodotto i chiodi da ghiaccio tubolari, i moschettoni modello Bigio e l’antizoccolo dei ramponi, una vera innovazione. E la Grivel con Gioachino Gobbi ha continuato nella progettazione e nella ricerca, rimanendo sempre all’avanguardia», conclude Valter Grivel.

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