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Cortina d’Ampezzo – Dopo i gravi crolli degli scorsi mesi occorre monitorare con sempre maggiore attenzione i colossi dolomitici più a rischio. Per tal motivo si ricorrerà a delle vere e proprie ‘Tac’ alle montagne effettuando una tomografia elettrica per capire quali rocce versano in condizioni più gravi e sono a rischio crollo come è accaduto a Cortina lo scorso mese di giugno per la Trephor, una delle guglie delle Cinque Torri. Ad occuparsi dell’operazione saranno i ricercatori del Dipartimento di geologia dell’Università di Padova guidati da Rinaldo Genevois e da Antonio Malgaro .



In pratica verrà immessa una corrente elettrica controllata nel terreno che sta alla base delle undici guglie rimaste e poi saranno misurate le risposte rilevate da una serie di elettrodi fissati ai piedi delle montagne da osservare. Ciò permetterà agli scienziati di ricostruire una elettrostratigrafia del sottosuolo, per cui non è fuori luogo paragonare questa metodica alla Tac, la tomografia assiale computerizzata che viene utilizzata per le indagini diagnostiche in medicina.

«Lì il terreno è costituito da rocce a componente argillosa – spiega il dottor Galgaro – e per questo ho definito le torri dei giganti dai piedi d’argilla».



In seguito verrà effettuato un altro tipo di rilievo, denominato laser scanner. Questa indagine, che si svolgerà a fine settembre, non si occupa del sottosuolo ma rileva la forma, la morfologia tridimensionale di tutta la struttura emersa della roccia che si vede, della montagna che finisce sulle cartoline. I due studi congiunti consentono di ricostruire tridimensionalmente la morfologia subaerea e la struttura geologica e morfologica sepolta dell’intero gruppo montuoso.



Questo sistema darà la possibilità di ricostruire la forma delle Cinque Torri con grandissimo dettaglio, per poter individuare le condizioni statiche di stabilità delle singole torri. In quei giorni si utilizzerà il laser scanner anche sul Pomagagnon, sempre a Cortina, già oggetto di rilevazioni con una termocamera a metà agosto. In provincia le medesime misurazioni interesseranno montagne a Lamosano, in Alpago, e a Perarolo di Cadore, per lo studio dei movimenti franosi che interessano quelle località.



Questi nuovi rilievi vanno ad aggiungersi a quelli che i ricercatori patavini stanno svolgendo da diversi anni, dal 1997, sui fenomeni franosi di Cortina e di altre località della montagna bellunese. Ma nell’ultimo anno diventati sempre più indispensabili.



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