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Una crociata targata SO in difesa della polenta. L’ex ministro della salute Umberto Veronesi, puntando il dito sui rischi di obesità e altro che si corrono mangiando polenta, sta provocando una levata di scudi in Valtellina, una delle patrie della pietanza ottenuta con acqua, sale e farina. Pensare alle sagre di montagna senza la polenta è come immaginare un mare senz’acqua: impossibile. Nelle domeniche d’estate in quota, in ogni angolo della provincia c’è il profumo della polenta che cuoce nel paiolo di rame sul fuoco a legna.



Togliere la polenta dal rancio alpino è grave quasi come togliere la penna nera dal cappello: “Con tutto il rispetto per la scienza del professor Veronesi, noi nelle nostre feste alla polenta non rinunceremo mai” afferma uno dei responsabili degli Alpini di Aprica, Renato Della Moretta, che proprio domenica prossima sarà il coordinatore della annuale Festa degli Alpini in quota alla Magnolta, con tanto di gara di sci, messa al campo, gran polentata finale.



“I nostri antenati sono diventati vecchi – e anche noi siamo diventati grandi – mangiando polenta con la farina coltivata dalle nostre parti, magari di grano saraceno. Sugli alpeggi non ci si nutriva quasi d’altro e la nostra taragna è diventata a d.o.c.: Veronesi venga a mangiarla e cambierà idea”. Prive di polenta le feste in montagna non sarebbero più le stesse. Un Divieto di Polenta creerebbe una rivoluzione nelle abitudini e seri problemi esistenziali a molti.



Dice uno storico grosino, Giuseppe Cecini: “Non è certamente la polenta che cuciniamo noi a far male. La prepariamo con farina scelta da mulini di fiducia e la cociamo per un’ora. I nostri vecchi mangiavano polenta dal mattino a sera e anche la mia alimentazione fino a quindici anni era quasi totalmente a base di polenta, eppure sono cresciuto grande e grosso. Fosse vero quanto sostiene Veronesi, i nostri anziani non avrebbero raggiunto la terza e spesso la quarta età”. È un avvocato difensore del gustoso piatto anche un sacerdote molto conosciuto in Valle: “La polenta non tocca – afferma don Gigi Pini il fondatore di Tremenda XXL – a far male sarà piuttosto quello che le si mangia insieme oggi. Dalle nostre parti non esiste alimentazione senza polenta, anzi invito a mangiarla più volte alla settimana perché fa bene”.



Incredulità anche da parte degli chef; Bruno Corvi non ha dubbi: “L’affermazione di Veronesi mi ha lasciato a bocca aperta. Sono esterrefatto: non capisco il fine e l’utilità di un’uscita simile. La messa al bando della polenta mi ricorda quando fu crocifisso il pesto: un altro elemento tipico della cucina italiana. L’ex ministro forse non si ricorda che la polenta ha sfamato milioni italiani”. “La pulenta la cuntenta” dice un proverbio valtellinese. Sembra proprio vero, almeno a sentire i “polentoni”. Un nomignolo col quale vengono indicati i Valtellinesi e più in generale i montanari delle valli alpine. Un nomignolo che probabilmente rimarrà orgogliosamente loro nonostante l’uscita di Veronesi.

Antonio Stefanini