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Consegnato sabato 23 maggio a Lecco in occasione dell’assemblea dei delegati del Cai il premio “Paolo Consiglio” del Club Alpino Accademico Italiano. Il riconoscimento, istituito nel 1997, viene assegnato ogni anno a spedizioni extraeuropee patrocinate dal Cai, che abbiano svolto attività di rilievo a carattere esplorativo, in stile alpino e nel rispetto dell’ambiente.

La scelta è stata come al solito difficile se non altro perché sono purtroppo ancora pochi i rappresentanti di alto livello dell’alpinismo d’élite e la ricerca è stata fatta attraverso la stampa e i media in genere per individuare le spedizioni che soddisfacessero le prerogative del premio. Quest’anno si sono classificate prime a pari merito tre spedizioni svoltesi in ambienti diversissimi e con caratteristiche tecniche di particolare difficoltà.

Karakoram. Bekka Brakai Chhok 6940 m. Prima ascensione in stile rapido e leggero a opera di Simone Moro ed Hervé Barmasse che raggiungono l’inviolata cima il 1° agosto. Un esempio di alpinismo di ricerca in ambiente lontano dalle pareti iperfrequentate dell’Himalaya.

Himalaya. Ama Dablam 6812 m. Francesco Fazzi di Belluno con lo spagnolo Santiago Padros apre “Free Tibet”, itinerario di alta difficoltà sulla parete ovest. Una salita su una montagna molto conosciuta, ma attraverso una via molto impegnativa in stile alpino.

Patagonia. Torre Centrale del Paine 2460 m. Fabio Leoni, Elio Orlandi e Rolando Larcher aprono “El Gordo, el Flaco y l’abuelito” sull’imponente parete est. Si tratta di un itinerario di 1260 metri con difficoltà di 7°/A3+, aperto quasi completamente in libera. Una salita su roccia di estrema difficoltà in ambiente severo.

Hervé Barmasse è il primo alpinista italiano ad esserselo aggiudicato ben tre volte. La prima nel 2006 per “Up project”, la seconda nel 2007 per la salita del San Lorenzo e infine quest’anno. «Il premio riconosce l’attività e il rilievo della mia più recente attività alpinistica» ha dichiarato la giovane guida alpina valdostana che ha poi espresso alcune considerazioni sull’ancor scarso  credito, inferiore ad altri sport, riservato all’alpinismo, persino in Valle d’Aosta. «Si fa ancora troppo poco per promuoverlo tra i giovani e le infrastrutture pubbliche per il boulder e l’arrampicata sportiva sono insufficienti. Le guide alpine, che sono anche maestri d’alpinismo, dovrebbero essere incaricate di svolgere questi compiti didattici».