Select Page

La comunicazione dei Mondiali di Bormio è stata affidata a una figura un po’ atipica. Docente universitario, scrittore, firma autorevole di Panorama e del Corriere della sera, ma anche appassionato alpinista e viaggiatore, Franco Brevini è un testimonial della montagna che ha deciso di accogliere l’invito del Comitato organizzatore in uno dei momenti più critici dei Mondiali. Lo abbiamo incontrato per conoscere la sua opinione di quanto sta accadendo in Alta Valtellina.



L’organizzazione di grandi eventi sportivi sulle montagne dell’arco alpino è compatibile con le politiche di salvaguardia dell’ambiente alpino stesso?

Dipende sia dalle scelte che vengono compiute in sede di progettazione degli interventi, sia dall’idea di salvaguardia dell’ambiente su cui ci si accorda. Per quanto riguarda il primo aspetto, non penso che oggi esista sulle Alpi qualcuno che si occupi di turismo e non sia fortemente persuaso che l’ambiente rappresenti la prima delle ricchezze, il capitale che non deve essere dilapidato. Molte polemiche più o meno pretestuose nascono in realtà dal mancato coinvolgimento fin dall’inizio degli ecologisti in queste operazioni.

Ma vorrei richiamare l’attenzione anche sul secondo aspetto. Per alcune minoranze ambiente vuol dire alberi, fiori, animali, ecc. E l’uomo? Per restare al nostro Mondiale, ci si dimentica che S. Caterina era sull’orlo del collasso, che gli alberghi stavano chiudendo e che molte famiglie si dibattevano da anni in una situazione non facile. I nuovi impianti aprono una prospettiva di sviluppo alla stazione. Oggi la competizione si è fatta sempre più dura e non si può pensare di intervenire sulla scena mondiale con strutture da archeologia industriale. Voi andreste a sciare in una località dove gli impianti sono lenti e le piste sono all’ombra, dove mancano servizi, dove insomma si è rimasti fermi a 30-40 anni fa?



L’abbattimento di migliaia alberi per la realizzazione della pista di discesa di Santa Caterina ha scatenato una polemica di dimensioni internazionali. A distanza di alcuni mesi quale è la posizione ufficiale del comitato in merito a questa vicenda?

L’opinione pubblica è stata informata in modo molto tendenzioso. Gli alberi abbattuti fanno molto effetto. Ma ci si è dimenticati di aggiungere che il vero problema oggi è la mancata cura delle foreste, che vengono abbandonate a se stesse e si degradano: alberi caduti, tronchi di traverso che formano ostruzioni e dighe dove si accumula l’acqua che poi defluisce rovinosamente, abbandono del sottobosco, ecc. L’idea di una natura selvaggia consegnata a una wilderness totale appartiene al passato o funziona solo in aree remote. Da noi i boschi sono sempre stati coltivati. Poi da alcuni anni, paradossalmente proprio quando si è diffusa una cultura dell’ambiente, sono stati abbandonati, semplicemente perché non era più economico coltivarli. Con tanti saluti all’ambiente. Salvo poi versare la lacrima ipocrita per degli alberi abbattuti nell’intento di fornire una prospettiva economica a una comunità e di mettere a disposizione dei turisti dei servizi.

L’altro aspetto riguarda l’avanzata dei boschi su tutto l’arco alpino. Si potrà dire che le piante mancano in città, ma in montagna è allarme rosso perché stanno avanzando, mangiandosi i pascoli, anch’essi abbandonati.

Si vede bene che alla luce di una visione un po’ più complessa del problema, il taglio di S. Caterina assume tutto un altro aspetto. Insistere sugli alberi abbattuti è pura demagogia.

Altra cosa è dire che il Comitato avrebbe dovuto fin dall’inizio fare informazione sulle sue azioni e coinvolgere gli ambientalisti. Oggi Bormio 2005 sta scontando errori nel campo della comunicazione, non nel campo dell’ambiente.



San Moritz 2003 si è tinta di verde con il progetto “Solar Energy”, utilizzando energie provenienti da fonti rinnovabili per far funzionare una parte della “macchina mondiale”. L’operazione di “cleaning ambientale”, quantomeno a livello mediatico, è stata un successo. Quali misure metterà in campo l’organizzazione di Bormio 2005 al fine di rendere l’evento sostenibile a livello sociale ed a livello ambientale?

I campionati del mondo di Bormio 2005 hanno fatto partire una serie di interventi destinati a migliorare la qualità della vita delle popolazioni della Valtellina, l’ambiente e l’offerta turistica. Si sono promosse azioni sulla deprecatissima strada della Valle, priva di tangenziali, intasata, inquinante. A partire dai Mondiali la SS 38 non si trasformerà in un’autostrada californiana, ma arriveranno finalmente queste benedette tangenziali. Sono stati realizzati edifici pubblici e parcheggi che renderanno più facile la vita in Alta Valle. Anche Bormio, assediata dal traffico, avrà l’attesa tangenziale per Livigno. Alla fine giungeranno in zona oltre 250 milioni di euro, che riqualificheranno un’area che da tempo perdeva colpi. Occorre che tutti noi vediamo i Mondiali come una grande occasione per la Lombardia e per l’Italia di lanciare il suo prodotto turistico. Ci si è mai chiesti perché le stazioni si disputano questi appuntamenti sportivi a colpi di miliardi? Noi ne abbiamo ottenuto uno e stiamo qui a polemizzare, fornendo la solita immagine degli italiani inconcludenti, rissosi, disorganizzati. Per fortuna in Alta Valle c’è gente che lavora sodo, anche rischiando l’impopolarità. Le ricadute positive ci saranno dopo e allora le gare diventeranno i Mondiali di tutti. È sempre andata così e forse è inevitabile. Ma certo ora tutti quanti dovremmo darci da fare per fare dei grandissimi Mondiali. In Alta Valle arriveranno centinaia di giornalisti, decine di tv. Per due settimane la Valtellina andrà in diretta su tutto il pianeta. Vogliamo sprecare questa straordinaria occasione?



Cosa lasceranno per il futuro?

Quello che la gente dell’Alta Valle saprà cogliere. Se, spentesi le luci della ribalta, tutto continuerà come prima, quella dei Mondiali sarà stata un’occasione perduta. Se invece Bormio 2005 sarà la sigla di un nuovo modo di concepire il turismo, facendo sistema, articolando l’offerta, giocando bene le incredibili carte che questa zona ha in mano, dall’enogastronomia alle terme, dal patrimonio storico allo shopping extra-doganale di Livigno, allora i Mondiali saranno l’inizio dell’affermazione, davvero internazionale, di Bormio e Santa Caterinam, nel quadro più ampio del prodotto turistico dell’Alta Valtellina.







Share This