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L’incantato paese di Sappada, ultima propaggine del Cadore-Comelico, che proprio in questi giorni inizia il suo caratteristico carnevale, è da anni (almeno 40…) che guarda con invidia i vicini del Friuli Venezia Giulia, sperando di poterne prima o poi fare parte. La località, nonostante la splendida posizione e l’enorme potenziale turistico, soffre da tempo di una crisi strisciante, recentemente alleviata grazie all’intervento della società Getur che ha comprato la proprietà degli impianti sciistici e di Nevelandia (il grande parco divertimenti sulla neve).



Il villaggio turistico della Getur, posto in territorio friuliano a pochi chilometri da Sappada, ha una capienza maggiore di tutti gli alberghi del paese messi insieme e, grazie alle offerte diversificate, ha il pienone per tutta la stagione, garantendo la sopravvivenza di tutti gli operatori locali. Il suo presidente, Don Luigi Fabbro, si è fatto portavoce del malessere della valle: ” i sappadini – ha commentato – vogliono passare con la regione Friuli Venezia Giulia perché dal Veneto sono tartassati, bistrattati, abbandonati. Danno tanto e non ricevono nulla. Ciò che di peggio potrebbe fare una Regione lo fa a Sappada, con l’assessore regionale al turismo Floriano Pra che parla parla, promette promette e poi basta. Una vergogna”. Poi analizza: “Sappada sarebbe perfetta in Friuli, la località di punta, quella con tutti i numeri giusti per decollare definitivamente”.



Nel frattempo, un primo passetto oltre confine pare lo stia facendo lo Sci Club Sappada, intenzionato a traslocare già dalla prossima stagione invernale armi e bagagli a Forni Avoltri, provincia di Udine. Da quella parte ci sono già da tempo i colleghi dello sci club sappadino che si occupa di sci nordico, i Camosci. E poi c’è da sempre la sede della Diocesi, ci sono molti turisti da conquistare o riconquistare ma, soprattutto, ci sono i soldi.

Il caso di Sappada è forse il più grave in Cadore-Comelico, ma non è isolato; anche l’ultima proposta in provincia di una supersocietà turistica, pur animata di buone intenzioni, pare ingoiare le esigenze dei piccoli operatori.



Possibile che il Veneto, regione turistica per eccellenza, in grado, come forse nessun posto al mondo, di offrire nel raggio di pochi chilometri differenti proposte turistiche tutte di altissimo livello tra spiagge, località lacustri, città d’arte e montagne, non sia in grado di tutelare al meglio tutti i suoi gioielli? A quanto pare sono proprio le valli alpine del bellunese a essere le più penalizzate, e forse paradossalmente la causa è proprio l’eccessiva diversificazione turistica della regione con conseguente incapacità di avviare politiche specifiche e adeguate alle circostanze… è certo che questa non può essere una giustificazione, anche perché le montagne più belle del mondo non possono che essere considerate una risorsa che va solo ed esclusivamente valorizzata al meglio.